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Scontri per Salvini Parte il processo a due manifestanti

Il 25 aprile 2014 scattano gli scontri tra antagonisti e la polizia
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Il 25 aprile 2014 scattano gli scontri tra antagonisti e la polizia

Reggio Emilia, cinque anni fa i tafferugli fra gli “antagonisti” e la polizia durante il comizio a Reggio del segretario leghista ora ministro e vicepremier

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REGGIO EMILIA. Aria tesa sul processo che partirà martedì in tribunale a Reggio Emilia e che vede alla sbarra il reggiano 39enne Mattia Cavatorti dei Carc e il bolognese 43enne Giovanni Marco De Pieri (leader del Tpo)..

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L’UDIENZA.Entrambi sono finiti nei guai per i tafferugli fra “antagonisti” e polizia (tre agenti feriti, di cui uno per la frattura di una gamba) scoppiati il 25 aprile 2014 in occasione del comizio del segretario nazionale leghista Matteo Salvini. Sotto processo sono finite altre 14 persone che in udienza preliminare hanno già subìto condanne lievi (fra i 5 e i 7 mesi di reclusione, con pena sospesa) ed ora attendono di essere giudicate in Appello. Mentre Cavatorti e De Pieri vengono ora giudicati con rito ordinario e saranno nuovamente valutati filmati e foto di quel giorno, ma anche quanto accertarono gli uomini della Digos seguendo l’evolversi di quella contrapposizione sviluppatasi attorno alle transenne che delimitavano la zona non accessibile ai manifestanti.

DURO COMUNICATO. Per martedì i Carc annunciano un presidio in piazza Del Monte (alle 10) e hanno diffuso un comunicato che prende di mira il pm Maria Rita Pantani, titolare dell’inchiesta: «L’8 gennaio si terrà la prossima tappa del teorema inscenato dal pm Pantani contro gli antifascisti – si legge nella nota – che il 25 aprile 2014, insieme a decine di compagni, lavoratori, giovani, donne, immigrati scesero in piazza e impedirono la provocazione razzista e reazionaria di Salvini (Lega Nord) che proprio in quella data aveva deciso di tenere una tappa del suo “No Euro tour”. Il motivo di quella manifestazione è chiaro: oggi come allora, nessuno spazio a chi soffia sulla mobilitazione reazionaria delle masse popolari e sulla guerra tra poveri.

In una città come Reggio Emilia, medaglia d’oro della Resistenza, c’è ancora chi, come la pm Pantani, pensa di affossare a suon di denunce e processi i valori e le conquiste che centinaia di migliaia di partigiani hanno affermato con la Resistenza antifascista: libertà di espressione e di organizzazione delle masse popolari, le conquiste di civiltà e benessere (che oggi sono in via di sgretolamento: stante la crisi generale, in tutti i paesi “civili e democratici”) esistono perché i comunisti hanno guidato la classe operaia nella lotta vittoriosa contro il nazifascismo. L’iniziativa per cui gli antifascisti sono scesi in piazza quel 25 aprile è stata legittima. E se chi dovrebbe applicare la Costituzione non solo non lo fa, ma tollera, sostiene, quando non foraggia e protegge i fascisti, la loro propaganda xenofoba, le prove di fascismo e razzismo, allora ben vengano le mille iniziative di base volte a ostacolare e impedire derive reazionarie! Che gli elettori in città del M5S e della Lega e che gli eletti progressisti prendano posizione a fianco di chi difende e applica la Costituzione». —

 

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