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Un’ordinanza per essere uomini (ma chi di voi è senza peccato...)

Stefano Scansani
Un’ordinanza per essere uomini (ma chi di voi è senza peccato...)

La misura in una provincia al top per “odio digitale”. La Lega già inchioda i tweet “cattivi” di Costa

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SEGUE DALLA PRIMA

Costa con la sua ordinanza anti-cattiveria, emanata venerdì, su 4 fogli dattiloscritti, una estensione di 38,54 chilometri quadrati e riguardante i neanche 9mila cittadini luzzaresi residenti, invia un segnale enfatico: finiamola.

Le punizioni per i contravventori saranno d’ordine educativo, civile, culturale: leggere libri, vedere film e rappresentazioni teatrali, apprezzare opere d’arte, visitare luoghi-simbolo del rispetto e della tolleranza, svolgere almeno 10 ore di volontariato...

Immagino il vostro sorriso sull’astrattezza della mossa di Costa, che è segretario provinciale Pd, e dunque dovrà essere coerente e pronto a non incorrere nei rigori della sua disposizione: Costa deve essere buono e bravo, altrimenti il gioco si rompe.

S’è rotto ieri sera, quando il segretario provinciale e deputato della Lega Gianluca Vinci ha segnalato su Facebook un tweet di Costa, malandrino: “Leggete e fatevi due risate! Ma nel Pd reggiano che problemi hanno? Il sindaco di Luzzara il 26 dicembre da del “coglione” al Ministro dell'Interno Matteo Salvini poi ieri fa un'ordinanza per punire chi usa frasi rancorose sui Social... Quelli del Pd sono alla fine, che si autopunisca e che punisca anche il sindaco di Reggio, un altro rancoroso, comuni in mano a gente mai stata capace ma che ora ha perso ogni ritegno! Cosa ne pensate?”. Inizia la giostra. Sta di fatto che alla fine del 2018 Costa era stato ruvido con Salvini, aveva anche tuittato: “Ormai è chiaro, il pagliaccio ministro degli Interni @matteosalvinimi punta alla infermità mentale per uno sconto di pena. Non accadrà: dovrai rendere conto delle tue boiate senza attenuanti #facciamorete”. Cioè chi è senza peccato scagli la prima pietra, cioè Costa folgorato sulla via di Luzzara dal 4 gennaio...

anti-rabbica

Il tema della cattiveria sociale è stato trattato dal presidente della Repubblica e dal Papa. È un’emergenza nuova, sconosciuta almeno alla memoria democratica: l’imbruttimento stavolta parte dall’alto e spiove, percola nei piani sottostanti, cioè dentro quello che ora fanno a gara nel chiamarlo “popolo”, fornendo una patente corsara al fiume di odiatori reali o virtuali. La necessità di una campagna anti-rabbica fra gli umani che si combattono a suon di insulti, è reggiana. La nostra provincia è stata inserita nella top ten delle città italiane dove scorre maggiore rabbia in Internet. Lo studio condotto da “Voices from the blogs” e pubblicato da Wired risale a febbraio 2017 e indicava Reggio come prima città emiliana in questo contesto. Le storiche élite politiche non hanno captato il sobbollimento, il Paese arcistufo, il degrado del confronto. Le nuove élite hanno immediatamente intuito che il consenso è sostenuto da ingredienti favorevoli: minimalismo e anticonformismo, parlar ruvido, cioè il “parla come mangi” da cui i selfie con le uova fritte e i dolci ipercalorici; da “bacioni” al “me ne frego” come intercalare diplomatico-internazionale; dai “vaffa” ora trasformati in “lo vuole il popolo” e “noi, eletti dal popolo”. Il linguaggio intestinale parte dal quasi lontano, da quando Bossi decretò “Con il tricolore mi ci pulisco il culo”, da quando Grillo sentenziò “Chi si fa i cazzi suoi campa cent'anni e chi si i fa i suoi e i nostri diventa presidente del Consiglio”.

dannata e beata

Il sindaco di Luzzara introduce fra le sanzioni inflitte ai cattivisti anche il godimento di opere d’arte. Perché il bello guarisce, salva. Questa non è una intuizione del puntuale Dostoevskij, ma un combattimento antropologico del quale la storia trasuda. Cattivi e buoni come percorsi di senso delle vite individuali rappresentate dalle due sculture di Bernini: l’Anima Dannata e l’Anima Beata, se confrontate chiamano a una scelta ciascuno di noi. Perché l’essere cattivi è una responsabilità personale. Ad essere buoni si va in paradiso, e in ogni caso la bontà fa stare meglio, tutti.

PRIMA DI ESSERE GENTE

Tutti chi? Non il popolo o i 60 milioni di italiani indistinti sbandierati come un blocco sovrano, ma ognuno. Nella canzone “Barabba” del 1994 Jovanotti forniva due immagini del brutalismo e del ricorso storico. Il primo: “Ho già visto quelle facce in piazza Venezia, quando il duce parlava affacciato al balcone. Le ho riviste poco dopo in piazzale Loreto. Quella stessa fottuta espressione”. Il secondo: “Un cazzotto che ci giudica continuamente. E dice cerca di essere uomo prima di essere gente!”. Ecco, per essere uomini non dovrebbe servire un’ordinanza. —

Stefano Scansani

s.scansani@gazzettadireggio.it

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