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l’intervista 

Il sindaco di Luzzara ora fa il mea culpa: «Non userei più quelle parole. Punirmi? Ho già letto alcuni libri»

Evaristo Sparvieri
Il sindaco di Luzzara ora fa il mea culpa: «Non userei più quelle parole. Punirmi? Ho già letto alcuni libri»

Il segretario del Pd travolto dalle polemiche per la sua ordinanza "anticattiveria" sul web dopo che sono emersi i suoi tweet contro Salvini, Di Maio e Conte

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REGGIO EMILIA. «Coglione? Non userei più quella parola. Oggi direi inadeguato». E poi: «Una figuraccia? Mi rendo conto di essere andato oltre, ma questa è una benedetta incoerenza. Oppure dovrei perserverare nell’insulto?». Da paladino a bersaglio. È la rapida parabola del sindaco, Andrea Costa, autore dell’ordinanza antiodio, beccato a twittare insulti a Conte, Di Maio e Salvini. .

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Sindaco, ma cosa mi combina?

«Se non c’è differenza fra chiamare uno pagliaccio e augurare la morte a qualcuno, allora faccio bene a consigliare di leggere il dizionario».

Lei ha dato del coglione a Salvini. Non è odio questo?

«Ho usato una parola sbagliatissima, nemmeno contestualizzarla serve a giustificarmi. Era la mattina in cui Salvini ci dava il buongiorno con pane e Nutella, quando in Sicilia c’era il terremoto e a Pesaro un morto ammazzato. Non è un alibi, ma la dimostrazione che quando il contesto è inquinato ci si ammala. E mi stavo ammalando anch’io. Da qui ancora di più l’urgenza di fare quell’ordinanza. E adesso spero che la redenzione tocchi i cuori di tutti, compresi di quelli di chi sta al governo. Se devo ripulire il mio vocabolario, invito anche gli esponenti locali di Lega e M5s ad essere altrettanto persuasivi con i loro rappresentanti nazionali. Altrimenti non sono credibili come censori».

Ma un po’ di coerenza no? Cosa l’ha folgorata dal giorno del tweet?

«Tra le altre cose, il discorso di Mattarella. Ho pensato che se anche una persona come me, che in questi anni ha cercato di rappresentare con decoro l’istituzione Comune, arriva a farsi scappare la parola “coglione” vuol dire che c’è bisogno di un freno a mano. Del resto la reazione positiva all’ordinanza arrivata da tutta Italia, da altri sindaci e da tanti cittadini dimostra che quell’urgenza non l’avvertivo solo io. Forse ci si sta stancando della cattiveria».

Ora però deve punirsi...

«L’ho già fatto. Ho letto libri per tutte le vacanze di Natale. Mi sono riletto un po’ di Camilleri, I Rassegnati di Tommaso Labate e altri».

Forse è il caso di far un po’ di volontariato. O no?

«Faccio il sindaco, cosa dovrei fare di più?».

Magari cancellare quei tweet...

«La coerenza è proprio non aver cancellato perché anche dalla presa di coscienza dell’errore passa il riscatto. E il sindaco non è al di sopra della legge come non dovrebbe sentirsi sopra nessuno che abbia ruoli istituzionali». —


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