All’alzabandiera una voce solitaria rompe il silenzio «Accoglienza!»
L’autore del fuori programma è Paolo Rozzi, detto Poldo I reggiani in piazza: «Servirebbe maggior coinvolgimento»
Il Tricolore ha spento ieri, 7 gennaio, la sua 222esima candelina.
Una giornata di festa, quella che ha animato il centro città, in occasione dell’anniversario per le celebrazioni della bandiera. Per quanto il “compleanno” del Primo Tricolore sia stato un momento di aggregazione fra i presenti, non è mancato un fuori programma. Infatti, circa a metà delle celebrazioni, durante l’alzabandiera, nel rispettoso silenzio generale, tra la folla una voce si è innalzata gridando: “Accoglienza!”. E poi ancora: “Accoglienza!”. La cerimonia è proseguita poi senza ulteriori intoppi, dopo un momento di brusio generale.
La voce rimbombata è stata facilmente individuabile, nei pressi dell’angolo tra piazza Prampolini e via Palazzolo. Nessuno si è distinto tra la folla, ma è bastato domandare a qualcuno affinché fosse indicato l’autore del fuori programma. «Ha ripetuto: “accoglienza” e io sono pienamente d’accordo con lui», dice una donna prima di indicare il signore, voce del gesto.
«Ho gridato accoglienza perché una parola come questa non può essere dimenticata in una giornata come oggi», questo il commento dell’uomo celato dietro occhiali e cappello, presentatosi come Poldo, che altro non è che il reggiano Paolo Rozzi. «Aldilà della mia fede politica, ho sempre rispettato la cittadinanza nell’insieme, perché pur litigando c’era considerazione», prosegue.
Una parentesi significativa, ma che non ha di per sé creato grande trambusto, permettendo ai partecipanti di continuare a godere della manifestazione, come da programma. Nonostante il sole splendesse su piazza Prampolini, rivestendo l’occasione di un’atmosfera ulteriormente calorosa, in realtà il freddo era pungente.
Questo non ha fermato i diversi cittadini presenti, disposti a rinunciare per qualche ora al calore delle proprie case, pur di non mancare all’attesa ricorrenza.
«È da un’ora che sono in piazza, pronto ai festeggiamenti. C’è freddo, avrei potuto rimanere a casa e guardare la cerimonia in televisione, ma non sarebbe stata la stessa cosa». Parla così Vittore Maccari, cittadino reggiano, che ogni anno non manca all’appuntamento. «Reggio è la città del Tricolore – prosegue –, ma credo che la giornata debba essere riprodotta a livello nazionale, è una festa di tutti».
Dello stesso parere è Gabriella Braglia: «Mi è piaciuta molto la cerimonia, è molto suggestiva. Certo è che non deve essere un’opportunità solo di Reggio per ricordare ».
Tra i reggiani, invece, c’è chi preferisce guardare all’affluenza specifica della manifestazione: «Mi aspettavo molta più partecipazione, una data istituzionale come questa meritava maggior attenzione dai miei concittadini», dice Fausto del Monte. Che prosegue: «Pensare che il Tricolore sventoli alto in Italia e all’estero, ad esempio in un luogo come il Sacrario di El Alamain, mi trasmette forti emozioni».
A notare una scarsa affluenza rispetto agli anni passati sono anche Dina Cervi e Claudio Berselli: «Gli scorsi anni c’erano più persone, oggi mancavano soprattutto i giovani». Racconta Dina: «L’inno, l’alzabandiera, la gente, tutte queste cose insieme mi trasmettono grande emozione. Giornate come queste, mi ricordano con piacere i giorni della mia infanzia, nei quali la maestra ci insegnò l’inno e i valori che un simbolo come la bandiera trasmette».
Dello stesso parere, in merito alla scarsa partecipazione, sono Fabio Favali e la madre, Rita Fantini. «Gli applausi non erano molto vigorosi e molte persone non cantavano. Servirebbe maggior coinvolgimento, magari promuovendo l’evento con più pubblicità o invitando un maggior numero di scuole, per appassionare i bambini».
D’altronde dalle stesse parole della maestra, Milena Mara Anastasia, della scuola primaria Zibordi, emerge l’entusiasmo dei giovani studenti da lei accompagnati, nell’essere stati presenti all’anniversario del Tricolore: «I ragazzi mi hanno ringraziato per aver permesso loro di partecipare a un evento così straordinario».
«Abbiamo parlato molto del Tricolore e del senso di civiltà che vi è dietro. Credo che l’invito ad aderire all’evento debba essere esteso a tutte le scuole, perché solo partendo dai bambini si può trasmettere nel tempo ciò che è significativo».
Ma non ci sono soltanto reggiani tra la folla. È il caso di Jenni Trowse, australiana di Sidney, che ogni anno con il marito passa alcuni mesi in Italia: «Adoro questa giornata, ogni volta che sono qui cerco di partecipare, c’è sempre una bella atmosfera. La cosa che mi piace di più? L’inno!». —
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