«Clima che cambia: stop ma da subito a combustibili fossili e deforestazione»
Luca Lombroso ospite nella sala del consiglio di Cavriago. «Bisogna iniziare adesso, ne va della nostra sopravvivenza»
CAVRIAGO. Venerdì 11 gennaio il climatologo e divulgatore ambientale Luca Lombroso sarà ospite dell’associazione culturale “Carmen Zanti”, nella sala del consiglio del Comune di Cavriago, alle 21. Lombroso sarà intervistato da Franco Bassi, fondatore del circolo “Fuori Orario”, e affronterà un tema delicato e sempre più discusso: il cambiamento climatico.
Di cosa parlerà?
«Partiremo da “Ciao fossili. Cambiamenti climatici: resilienza e futuro post carbon” che ho scritto un paio di anni fa analizzando due passaggi chiave del 2015: l’accordo di Parigi e l’enciclica “Laudato si’” di Papa Francesco. Due voci, una politica e una religiosa, che gettano luce su una questione che dovrebbe essere sempre in primo piano. Nel frattempo, sono cambiate alcune cose, ma rimane ancora molto attuale».
Cosa è cambiato?
«Alcune cose in meglio, altre in peggio. Ad esempio, tanti stanno mettendo in atto iniziative che puntano all’abbandono dei combustibili fossili come carburante: benzina, ma anche diesel e via dicendo. Iniziative che hanno vantaggi sia economici che ambientali. Ma siamo ancora troppo lenti: negli ultimi anni le emissioni di gas serra hanno ripreso a crescere, e questa certamente non è una buona notizia. Durante Cop 24, la conferenza delle Nazioni Unite dello scorso dicembre a Katowice, in Polonia, si è dato un documento di attuazione dell’Accordo di Parigi, ma dobbiamo agire subito».
Cosa prevede?
«Mentre il protocollo di Kyoto, redatto nel 1997, era imposto dall’alto, l’Accordo di Parigi ha un’impostazione bottom-up: per prima cosa sono stati presentati gli obiettivi a livello globale, dopodiché si è chiesto a ogni nazione che cosa poteva fare. E ciascun paese ha proposto il suo contributo. Il problema è che la somma di tutti questi impegni risulta ancora insufficiente. Dobbiamo intensificarli».
In che modo?
«Si è sempre parlato di contenere l’aumento della temperatura globale sotto ai due gradi. Per l’Europa questo limite potrebbe anche essere accettabile, in altri casi però due gradi sono già troppi. Quindi dobbiamo stare sotto a un grado e mezzo. È una cosa fattibile, ma i tempi sono molto stretti. Poi dobbiamo portare a zero le emissioni di gas serra a livello globale entro il 2050. Qui non si tratta di ridurre, ma proprio di smettere».
Come fare, nel concreto?
«Due cose: abbandonare l’uso dei combustibili fossili e interrompere la deforestazione. È necessario per la nostra sopravvivenza. E non si tratta di preservare le generazioni future, ma quella attuale, noi tutti. I fenomeni climatici degli ultimi anni ce lo stanno dicendo chiaro e tondo. Ma questo cambiamento non sarà possibile se non cominciamo subito ad adottare un’altra mentalità e un altro stile di vita. Si tratta di riscoprire aspetti, in alcuni casi anche controculturali, che si rifanno a tradizioni e saperi del passato».
Ad esempio?
«Ne parleremo venerdì. Sia chiaro, io la soluzione non la ho: se fosse così facile probabilmente avremmo già risolto il problema. Di certo serve molta più informazione, sensibilizzazione e consapevolezza. Non che non sia mai stato fatto, ma non è stato recepito nel modo giusto. Bisogna riuscire a coinvolgere le persone. Però tutto ciò non riguarda soltanto i singoli individui: servono scelte politiche ben precise e spesso anche impopolari. Ma necessarie per sopravvivere. Io credo che l’umanità abbia ancora speranza, in questo senso». —
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