Gazzetta di Reggio

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polemica con la lega  

Decreto Sicurezza, ricorso della Regione alla Consulta

Il governatore Bonaccini  annuncia l’impugnazione «Norme in conflitto con Regioni e Comuni» Il Carroccio chiede le dimissioni

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REGGIO EMILIA. «Vorrei informare Morrone che impugnare una legge in alcune parti anziché nella sua interezza non è un vezzo ideologico ma quanto prevede il nostro ordinamento, laddove riconosce alle Regioni la potestà di sollevare davanti alla Consulta un conflitto di competenze su provvedimenti dello Stato. Perché il ricorso sia pertinente e quindi ammissibile è infatti necessario che le Regioni si attivino per tutelare le proprie competenze costituzionali e non la più generale legittimità di un provvedimento. Quindi, quel che Morrone giudica bizzarro è quanto dispone la legge italiana e la giurisprudenza costituzionale». Così il presidente della Regione, Stefano Bonaccini, replica al segretario della Lega Romagna e sottosegretario alla Giustizia, Jacopo Morrone, in merito alla decisione della Giunta regionale di impugnare davanti alla Corte costituzionale parti del Decreto sicurezza. Le parti interessate dal ricorso riguardano le norme che più direttamente coinvolgono le Regioni e i Comuni, in particolare «il potenziale conflitto tra norme vecchie ma non abolite e nuove disposizioni, ad esempio in materia di iscrizione all'anagrafe e residenza».

IL SOTTOSEGRETARIO

Un ricorso avanzato anche da altre Regioni, come la Toscana, che non è andato giù al Carroccio. «L’auspicio è che Bonaccini si assuma in pieno la responsabilità della sua velleitaria disubbidienza istituzionale nei confronti di una legge avversata solo per motivi pretestuosi e veda bene di rassegnare le dimissioni dalla carica di presidente della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome – afferma il sottosegretario Morrone – Ci si aspetta, infatti che chi ricopre quel ruolo super partes dia garanzie a tutti i componenti di una equilibrata autorevolezza istituzionale. Ci sembra, al contrario, che Bonaccini, in perenne campagna elettorale, stia facendo una battaglia di retroguardia antigovernativa, dove le contrarietà sulla legge sono solo un pretesto». Per l'esponente del Carroccio Bonaccini «crede di essere in un supermercato. Non vuole impugnare la legge sicurezza e immigrazione nella sua interezza, ma solo le parti che non gli aggradano ideologicamente. Un Bonaccini, dunque, che mette nel carrello quello che gli fa comodo e lascia negli scaffali il resto. Un modo davvero bizzarro di applicare una legge dello Stato da parte di un'Istituzione pubblica, come il presidente dell'Emilia-Romagna afferma di voler fare».

La regione

Parole alle quali non è mancata un’ulteriore replica del governatore. «Non pago – prosegue Bonaccini – Morrone mi rimprovera poi di sostenere che una legge possa essere al tempo stesso rispettata (nel senso di applicata) e impugnata davanti alla Consulta. Eppure, queste sono le fondamenta del nostro ordinamento costituzionale, nonché principi base delle liberaldemocrazie. La legge si rispetta e, se la si ritiene illegittima, la si impugna dinanzi alla Corte costituzionale. A Morrone potrà apparire strano ma funziona così in tutti i Paesi democratici. In questa polemica stucchevole, a voler esser franchi, l’unica cosa davvero curiosa è che Morrone sia (e per giunta contemporaneamente) avvocato, parlamentare e sottosegretario alla Giustizia: ciascuno di questi ruoli presupporrebbe di per sé, e tutti e tre insieme a maggior ragione, un minimo di confidenza col diritto». Infine, « mi invita a dimettermi da presidente della Conferenza delle Regioni perché non sarei super partes. Si dà il caso, piaccia o meno a Morrone – chiude Bonaccini – che a stabilire chi debba rappresentare le Regioni siano le Regioni stesse e non il Governo. Curioso strafalcione, anche questo da parte di un esponente della Lega». —

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