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Il questore Sbordone sulle Reggiane: «Sono contrario allo sgombero totale, proseguiamo i controlli»

Ambra Prati
Il questore Sbordone sulle Reggiane: «Sono contrario allo sgombero totale, proseguiamo i controlli»

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REGGIO EMILIA. «L’ipotesi di uno sgombero totale delle ex Reggiane, con intervento massiccio delle forze dell’ordine, è stato ipotizzato in sede di Comitato provinciale di ordine e sicurezza pubblica e subito scartato. Io mi sono dichiarato contrario: un intervento così invasivo creerebbe altri problemi».. Così il questore Antonio Sbordone è intervenuto sul caso ex Reggiane, sempre sull’onda della cronaca per risse, accoltellanti, tentati omicidi e quant’altro.

Quello di lunedì scorso è stato il primo episodio criminoso dell’anno in quell’area: un commento?

«Dobbiamo continuare quanto fatto nel corso del 2018: verifiche martellanti, identificazione di tutti i presenti, espulsione dei clandestini. Di espulsioni avremmo potuto eseguirne di più, ma purtroppo i posti nei Cie sono limitati e come questore non posso far altro che emettere il foglio di allontanamento: quest’ultimo viene consegnato al soggetto, sapendo che non ottempererà. La chiave, a mio avviso, è lo screening continuo delle presenze: la polizia continuerà a recarsi con cadenza quasi quotidiana alle ex Reggiane, facendo i conti con le nostre forze. Sono soddisfatto perché abbiamo liberato Reggio Emilia da persone pericolose, come l’ultimo fermato».

Con quale cadenza vi recate in via Agosti?

«Con le festività abbiamo allentato la morsa, ma le pattuglie eseguono controlli almeno due volte a settimana. Grazie alla concertazione con il Comune di Reggio, che sta proseguendo sia la bonifica strutturale sia l’opera di tirare fuori queste persone dalla marginalità, i risultati del monitoraggio continuo sono arrivati: prima c’erano un centinaio di occupanti abusivi, ora il numero medio è tra i 50 e i 60, con andamento fluttuante perché il turn over è intenso».

Lei ha dichiarato che le ex Reggiane sono un problema sociale, prima che di ordine pubblico. L’opera di convincimento volontaria degli assistenti sociali del Comune, però, procede molto lentamente: sei mesi per allontanare 40 persone non le sembrano troppi?

«Ribadisco che è una questione sociale. E condivido: bisogna accelerare il processo di integrazione nel tessuto sociale, che ha tempi lunghi; tempo che finora non abbiamo sprecato. A mio avviso questa è l’unica strada percorribile».

Perché no allo sgombero totale? Quali sarebbero le conseguenze?

«Anzitutto sarebbe ingiusto perché, tra una minoranza di clandestini, nei capannoni abbandonati finiscono anche poveri cristi in difficoltà temporanea. Sono tutti occupanti abusivi ma in mezzo ai criminali ci sono persone oneste: non si può fare di tutta l’erba un fascio. Inoltre un’operazione da tabula rasa comporterebbe conseguenze sociali d’impatto sulla città: i senzatetto finirebbero in via Turri o in stazione. Non abbiamo alternative da offrire loro». —

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