«Salvini a Reggio il 25 Aprile... Ci siamo sentiti provocati»
REGGIO EMILIA. Una contromanifestazione di protesta.
I manifestanti sentiti come testimoni ci tengono a dire soprattutto una cosa: «Abbiamo voluto esprimere quel giorno il nostro dissenso – rimarca la 46enne Federica Zambelli, portavoce di Città Migrante – per la presenza provocatoria di Matteo Salvini in un giorno particolare come il 25 Aprile e in una città come Reggio Emilia, antifascista e medaglia d’oro della Resistenza. E si era deciso che il momento conclusivo della manifestazione fosse il portare dei fiori ai caduti della Resistenza, assieme a dei profughi come gesto simbolico».
Rispondendo ad una domanda del pm Maria Rita Pantani, la testimone dice anche di aver insistito su questo tema della provocazione durante il corteo, parlando al megafono, anche quando il blocco della polizia era stato sfondato ed erano iniziati i tafferugli. Una risposta accolta con evidente scetticismo dal pubblico ministero.
Resta il fatto che l’arrivo di Salvini in città fissato per il 25 aprile 2014, aveva innescato una reazione da parte di tante associazioni, con tanto di riunione preparatoria della manifestazione: «Nella riunione abbiamo condiviso la necessità di testimoniare il nostro dissenso – ricorda la professoressa di lettere Paola Mistrali, volontaria 60enne dell’associazione Passaparola – perché abbiamo a cuore i diritti umani, a differenza di Salvini».
Esaurite le testimonianze, il giudice Simone Medioli Devoto non ha ritenuto d’accogliere la richiesta di ulteriori deposizioni proposte dal pm Pantani e relative a poliziotti presenti quel giorno ai disordini (cioè Lucio Di Cicco e Marcello Vivacqua).
Per il magistrato giudicante «le prove assunte sono esaustive rispetto all’oggetto del giudizio». Discussione e sentenza sono previste fra otto mesi. —
BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google