Ex Reggiane, cavi come liane e allacci pericolosi per accendere luci e stufette dei senzatetto
Reggio Emilia, i nigeriani che ancora occupano i capannoni abbandonati, hanno allontanato i ghanesi che ora vivono nella "villetta" fra via Agosti e viale dell’Aeronautica.
REGGIO EMILIA. «C’era un ragazzo nigeriano che controllava il contatore elettrico ma ora non c’è più, se n’è andato dalle Reggiane perché ha dei problemi con la polizia». È così, quasi per caso, che ieri mattina siamo venuti a sapere da uno dei senzatetto che vivono delle ex Officine che il nigeriano 28enne, denunciato per aver ferito Bright Ofori, il ghanese di 29 anni ricercato per un tentativo di stupro a Bologna, era una specie di “elettricista”. Era lui, stando a quanto ci è stato spiegato dagli altri migranti ghanesi che gestiva gli allacci e interveniva in caso di bisogno.
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«Quando ad esempio di notte saltava la luce perché c’erano troppe persone attaccate al contatore – spiegano parlando del 28enne – lui interveniva e poi tutto funzionava di nuovo. Era quello che lo gestiva e lo controllava». Un ruolo che, tuttavia, gli aveva procurato nelle scorse settimane più di uno screzio con Ofori. «Avevano avuto molti litigi – raccontano ancora i migranti – legati non solo al contatore ma anche ad altre questioni».
Situazioni pregresse che sono sfociate nell’aggressione di lunedì quando, secondo quanto ricostruito dalla polizia, il nigeriano ha accoltellato alla schiena il ghanese che era venuto a chiedergli conto del perché il loro stabile fosse rimasto senza energia.
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Un gesto, quello “dell’elettricista”, che non è rimasto impunito: poco dopo viene bruciato un letto nell’edificio occupato dalla comunità della Nigeria: proprio quello dove dormiva l’accoltellatore. «Era il suo – confermano i migranti – ed è per questo che è stato bruciato».
Una vendetta, anche se nessuno sembra sapere chi sia stato ad accendere le fiamme. Così come non è chiaro se la gestione di quel contatore faccia capo o meno a un’organizzazione che controlla il racket degli alloggi. Quel che è certo è che da quegli allacci dipendono le vite di tutti i senzatetto delle Reggiane: «Li utilizziamo tutti – spiegano infatti alcuni ghanesi – per accendere delle stufette o per avere corrente per le luci». Che di notte, con il buio fittissimo che avvolge le ex Reggiane, è un privilegio non da poco.
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Recentemente però una mezza dozzina di persone, originarie del Ghana, è andata a vivere in una casetta distante dai complessi occupati dal resto dei senzatetto, all’incrocio fra via Agosti e viale dell’Aeronautica.
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«Guarda qua – dice uno di loro, mostrandoci un pezzo di pane e un piatto di pasta che sta cucinando – ho il cibo e un tetto, certo potrebbe andare meglio ma devo ringraziare la parrocchia (da sempre impegnata per i senzatetto delle Officine, ndr) per questo alloggio. Vivo qui da decenni, i miei figli sono nati qui e ora sono in Inghilterra, un anno fa ho perso il lavoro e adesso abito alle Reggiane». In quella casa, la “villetta”, «siamo tutte persone tranquille, i problemi li creano i nigeriani, non sappiamo perché si comportano così ma è risaputo».
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