La rivolta dei residenti contro i rischi della 63 «700 metri infernali»
CARPINETI. «700 metri di strada uguali al secolo scorso, di una rischiosità ormai non più tollerabile». Sono quelli sulla statale 63 a Marola, dall’uscita della galleria del Seminario a Ca’’ del Merlo sino all’Ardaceda, un tracciato tortuoso che porta poi alla nuova variante, ampia e scorrevole, verso Felina.
Un’area trafficatissima, come tutta la 63, e segnata spesso da incidenti e problemi, legati alla fragilità del tracciato. Una situazione che ha spinto gli abitanti della zona a mandare una lettera ad Anas, competente per la statale, al Comune di Carpineti, alla Provincia, all’Unione dei Comuni e ai parlamentari reggiani. Una nuova segnalazione, che si unisce alle tante già fatte in questi anni, firmata da Irmo Bertani a nomi dei residenti.
Bertani vive da sempre a Campestrino, una delle borgate nel tratto “incriminato”, e conosce bene le vicissitudini di questa via di collegamento, anche grazie alla sua esperienza come sindaco di Carpineti negli anni ’80. Lo spunto arriva dall’attesissimo completamento della variante della 63 a Castelnovo Monti. «Fra poche settimane sarà inaugurata e completerà l’ammodernamento della statale dal Bocco a Castelnovo Monti – ricorda Bertani – peccato che sia rimasto un tratto di nemmeno 700 metri uguale a quando è stata asfaltata nel secolo scorso, pari a una carreggiata di 6 metri scarsi. Negli ultimi mesi, inoltre si sono susseguiti numerosi sinistri tra autoveicoli, uscite di strada, incidenti fra ciclisti e veicoli, e per solo un puro caso non ci è ancora “scappato il morto”».
I motivi dei disagi? L’elenco di Bertani è lungo, e parte con la «ridotta dimensione della carreggiata» che rende complesso il passaggio di due camion in contemporanea. Senza contare che «i guard rail posizionati sono a filo della carreggiata e non permettono il passaggio dei pedoni».
La fermata dell’autobus di Campestrino, poi, non ha una pensilina né un ampliamento laterale e il discorso vale anche per le piazzole dei cassonetti dei rifiuti.
La banchina è «inesistente e quindi è impossibile, o pericolosissimo, percorrere la strada. Infatti anche i tecnici Anas nel percorrere iltratto utilizzano le bandierine di segnalazione». Inoltre, fra Ca’ del Merlo e Campestrino da tempo è attiva una frana, larga circa 50 metri, che si innesca nei periodi di forte pioggia, invadendo la strada e danneggiando case e reti dell’acqua e del gas.
«La situazione permane tale ormai da svariati decenni e viste le condizioni climatiche e di incuria generale non potrà che peggiorare in assenza di interventi», denuncia Bertani.
Si parla poi degli “incastri” fra le vie. A Ca’ del Merlo, all’uscita dalla galleria, si trova il collegamento con la fondovalle Tresinaro che dal Cigarello risale lungo La Costa. Per gli abitanti vi è «grave situazione di pericolo nella zona dell’immissione», perché la corsia di accelerazione è «completamente inesistente e la visibilità è molto scarsa». Alcune centinaia di metri a Sud, vi è poi una strettoia «che si ritrova arrivando dal tratto di recente ammodernato all’Ardaceda. È molto pericolosa, si passa da un tratto con carreggiata allargata alla carreggiata ordinaria di 6 metri». Infine, il nodo della velocità. Le auto arrivano spesso a velocità sostenuta nel tratto in questione, perché le porzioni precedenti di statale sono molto scorrevoli. E questo chiaramente comporta rischi. In passato sono state effettuate diverse raccolte firme per sistemare la strada. «Ma – attacca Bertani – purtroppo senza risultati se non promesse da parte del comune di Carpineti, di installare strumenti per controllare la velocità degli autoveicoli, mai installati. Nemmeno le forze dell’ordine si fermano a eseguire i controlli a causa dell’elevata pericolosità del tratto stradale».
Quali potrebbero essere le soluzioni? Per i residenti si dovrebbe «realizzare un allargamento a monte e a valle di un paio di metri». —
Adriano Arati
BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google