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«Punti nascita, va modificato l’accordo tra Stato e Regioni»

«Punti nascita, va modificato l’accordo tra Stato e Regioni»

Proposte delle Cicogne in occasione dell’incontro con il governatore Bonaccini «Serve la moratoria alla chiusura attraverso una delibera regionale di riapertura»

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Castelnovo Monti. Soddisfazione per essere arrivate a un incontro con la Regione richiesto da tempo, ma anche consapevolezza che per arrivare a risultati concreti la strada è ancora molto lunga. Sono questi, in estrema sintesi, i concetti che il comitato “Salviamo le Cicogne” esprime a seguito dell'incontro avuto martedì in Regione.

tre PASSAGGI

«Abbiamo ribadito – affermano le Cicogne – che occorre risolvere una situazione incresciosa che pesa quotidianamente sulla pelle delle donne di montagna che debbono partorire e sui bambini che debbono nascere, con disagi e rischi aumentati a causa della chiusura dei punti di assistenza al parto su territori estesi 800 kmq per ciascuna provincia». Tre i passaggi proposti dalle Cicogne: «A partire – spiegano – dall’apertura di un tavolo per la modifica dell’accordo Stato Regioni del 2010 partendo dall’esperienza drammatica per le donne di questi anni di chiusura, che spesso si trovano a partorire per strada durante il tragitto e che debbono compiere ripetuti viaggi verso la pianura per semplici controlli nelle ultime settimane di gestazione. Nel contempo, per evitare che i tempi della politica pesino sulle donne, proponiamo l'istituzione di una moratoria alla chiusura dei punti nascita attraverso una delibera regionale di riapertura, con piena rispondenza agli standard richiesti per la sicurezza delle donne e dei medici coinvolti. Una volta riaperti, con questi standard, l’inoltro di nuova richiesta di deroga. In questo modo potrà essere superata anche l’attuale stato di irregolarità causato da richieste di deroga non corrette inoltrate dalla Regione. Infine, proponiamo di mettere in cantiere una nuova progettualità che parta dai punti nascita riaperti per creare nuove risposte alle esigenze di natalità nelle aree interne, compatibili con i bassi numeri pur nel rispetto della piena sicurezza». «Abbiamo trovato condivisione sul primo punto – aggiungono – ravvisando che debba esserci un impegno comune, Regione e governo, per iniziare un percorso che porti alla revisione dei parametri del 2010. Non abbiamo avuto, al momento, soddisfazione sui successivi due punti, che sono di pertinenza esclusiva della Regione». Concludono le Cicogne: «Consideriamo positivo l’incontro, ma non sufficiente per la risoluzione del problema e per superare questa fase di rimpalli fra schieramenti politici e fra istituzioni. Confidiamo che la Regione tragga ispirazione da questo dialogo per essere più coraggiosa nei suoi intenti prendendo iniziative davvero nuove e decisive. Da parte nostra proseguiamo con la nostra battaglia volta al superamento del gioco delle responsabilità e speriamo di avere modo di interloquire anche con il governo per spiegare le nostre ragioni».

«SPETTA AL GOVERNO»

Da parte della Regione, nelle persone del presidente Stefano Bonaccini, del sottosegretario Giammaria Manghi e l’assessore alla sanità Sergio Venturi, la risposta positiva è unicamente sul tavolo di confronto: «La questione dei punti nascita non riguarda solo l’Emilia Romagna – affermano – e, qualunque decisione venga presa, al primo posto va messa la sicurezza delle mamme e dei nascituri. Sui punti nascita della montagna la Regione è disponibile ad aprire quanto prima un tavolo di confronto con il governo, a cui ha già chiesto, e tornerà a chiedere, un incontro con il sottosegretario alla Salute, Luca Coletto. Ma spetta al governo decidere se ridiscutere i parametri dell’accordo Stato-Regioni del 2010. Poiché i punti nascita di montagna non sono un’esclusiva dell’Emilia Romagna, dev’essere avviato un confronto di respiro nazionale». —

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