Gazzetta di Reggio

Reggio

LA TESTIMONIANZA DELLA VITTIMA 

Violentata a sedici anni racconta a processo la sua terribile vicenda

E.L.T.
Violentata a sedici anni racconta a processo la sua terribile vicenda

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REGGIO EMILIA. Ha subìto una violenza sessuale, la mattina successiva a una serata di festa. Un abuso per mano di un amico ben più grande di lei, che avrebbe approfittato dello stordimento dell’allora 16enne – seguito a una visita dentistica – per approfittare di lei. Una vicenda nebulosa, visto l’effetto dell’anestesia del dentista, che è stata ripercorsa ieri dalla ragazza, sentita dal collegio formato dai giudici Simone Medioli (presidente) e a latere Sarah Iusto e Chiara Alberti. È stata una lunga deposizione quella ascoltata ieri.

Sul banco dei testi la giovane ragazza cinese che, a sei anni di distanza dai fatti, ha ricostruito – con l’aiuto di un interprete – la violenza sessuale subìta nel 2012. «Ricordo che non si è spogliato» ha detto la ragazza durante le deposizione, confermando che ci sarebbe stato un rapporto ma non consenziente, che prefigura la violenza. L’imputato – ieri non presente – è un imprenditore cinese che vive a Reggio, di 45 anni, che nega ogni addebito.

La vicenda parte il primo ottobre 2012, quando una compagnia di amici cinesi, compresa la ragazzina ora parte lesa, aveva festeggiato insieme durante una serata prima al ristorante e poi al karaoke. La giovane, però, non era rientrata a casa quella sera. Era rimasta con l’uomo – imputato a processo – sino all’indomani mattina, quando lui l’aveva accompagnata dal dentista. Prova, secondo la difesa, di un’amicizia che tra i due era già in corso. Ruota intorno a questo appuntamento dal dentista l’accusa – rappresentata dal pm Isabella Chiesi – della violenza che ha comportato poi il rinvio a giudizio. Questa sarebbe avvenuta al ritorno dal medico, secondo quanto denunciato ai carabinieri di Reggio qualche giorno dopo dal padre della ragazzina. Ieri Carmine Migale e Flavia Sandoni, difensori dell’imputato, hanno depositato le cartelle dei medici del pronto soccorso, che non hanno ravvisato segni evidenti della violenza. —

E.L.T.

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