Botte e stalking a madre, fidanzata e “suocera”
Un 23enne è in cella dal novembre 2017: è stato condannato in due diversi processi. I difensori: «Sta ritrovando equilibrio»
Da oltre un anno è in carcere un 23enne che fra il 2015 e il 2017 era andato talmente fuori controllo – nei confronti della madre 39enne, della fidanzata 20enne (con cui ha avuto un figlio che ora ha due anni) e della madre di lei – da far intervenire la magistratura (il pm Maria Rita Pantani) per ottenere la misura restrittiva.
RABBIA E GELOSIA
Alle spalle di questo giovane un’infanzia difficile all’interno di una famiglia complicata. Ciò non toglie che nel 2017 i suoi comportamenti sono divenuti oltremodo pericolosi. Esplosioni di rabbia nei confronti della mamma, con tanto di offese, sberle, spintoni contro il frigorifero, arrivando a spaccare la porta d’ingresso quando il genitore – spaventatissimo – gli aveva impedito d’entrare in casa.
Mentre la gelosia l’ha portato a perseguitare la fidanzata, con tanto di minacce di morte, seguendola negli spostamenti.
IN COMUNITÀ
Un’escalation poi aggravatasi quando la compagna con il bimbo sono stati collocati in una comunità protetta: costringeva la giovane a telefonargli ogni giorno (con la minaccia di far fuori lei e gli educatori se avesse lasciato il piccolo da solo).
La madre della fidanzata ha cercato di arginare questi atti persecutori finendo pure lei nel mirino. Minacciati anche gli assistenti sociali che seguivano la vicenda.
DUE PROCEDIMENTI
Una situazione esplosiva che nel giro di poco tempo è sfociata in due processi distinti. Per i maltrattamenti alla madre e la persecuzione messa in atto nei confronti della fidanzata è stata emessa dal gup Luca Ramponi una condanna a 2 anni e 8 mesi di reclusione (il 23enne è stato giudicato con rito abbreviato) che di recente è stata “limata” in Appello a Bologna in 2 anni di carcere.
Pena di un anno, invece, per lo stalking nei riguardi della mamma della fidanzata: per questa vicenda giudiziaria non è stato ancora fissato l’Appello.
LA DIFESA
«Ora è più tranquillo – si limitano a dire gli avvocati difensori Mario Di Frenna e Lucia Larocca – e in carcere sta maturando consapevolezza ed equilibrio. Su di lui ha certamente pesato l’infanzia tribolata». —
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