Guerra di potere per la gestione del contatore alle ex Reggiane
Il controllo dell’elettricità crea dissidi fra nigeriani e ghanesi Nessun commento ufficiale su quegli allacci abusivi
Molte domande. E tutte, per adesso, senza risposta. Attorno al contatore della luce che regola la vita dei senzatetto alle ex Officine sono molte le dinamiche che vanno chiarite. Dinamiche che nessuno sembra voler spiegare, almeno in via ufficiale.
La certezza per ora è che gli allacci abusivi ci sono, vengono utilizzati regolarmente e ogni giorno dai migranti che hanno trovato ospitalità dentro le Reggiane e sono diventati un vero e proprio strumento di potere. E il potere, da sempre, genera conflitto, lo stesso conflitto che si è creato fra le comunità di nigeriani e ghanesi nelle ultime settimane riguardo alla possibilità di avere la corrente elettrica.
La questione sembra banale ma in realtà, per chi abita in mezzo al degrado e all’abbandono delle Reggiane, è dirimente: l’illuminazione, la possibilità di caricare i cellulari, il calore delle stufette elettriche, tutto dipende da quel lunghissimo cavo che, come un gigantesco cordone ombelicale, si snoda per centinaia di metri a scaldar la vita di quei migranti. Un cordone che era stato tagliato dallo stupratore seriale Bright Ofori il quale, per questo motivo, era stato accoltellato da un nigeriano di 28 anni conosciuto all’interno della comunità di senzatetto come il “capo della luce”.
Ecco un’altra certezza: esiste un controllo sull’utilizzo del contatore, esercitato da un rappresentante della comunità nigeriana indicata dagli stessi ghanesi come «la più problematica» e già accusata in passato di gestire un racket degli affitti abusivi. Spacciatori originari della Nigeria che pretendono una somma giornaliera per dormire in una stanza nei capannoni abbandonati. È lecito quindi domandarsi se non esista un racket identico anche sul controllo della corrente elettrica fornita da quel contatore. Attualmente sembra, in via ufficiosa, che quegli allacci siano una novità anche per le forze dell’ordine e, sempre in via ufficiosa, nessuno pare sapere se, e da quanto tempo, vada avanti questa situazione.
Tuttavia, pare che l’esistenza di quei cavi sia cosa assai nota agli addetti ai lavori e agli amministratori pubblici e che venga accettata in una sorta di “accordo di vicinato” per non avere problemi all’interno del cantiere del Tecnopolo ancora in corso. Se questo fosse confermato potrebbe avere due possibili spiegazioni: un gesto di solidarietà verso senzatetto in difficoltà o un’ulteriore dimostrazione del potere che esercita la criminalità nigeriana delle Reggiane. Ci sono domande che, al momento, sono in attesa di risposta, che potrebbe arrivare dalle indagini sull’ultimo fatto di sangue: sono note le dinamiche che ruotano attorno a quel contatore? Esiste un accordo che permette ai migranti di utilizzare la corrente elettrica? E se sì, da quanto tempo va avanti? —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
