La ditta reggiana Acciaio 2000 al lavoro al ponte Morandi
REGGIO EMILIA. Non è dato soltanto da Fagioli spa il contributo reggiano alla demolizione di ciò che resta del ponte Morandi, crollato a Genova lo scorso 14 agosto. Per la realizzazione delle strutture destinate a sorreggere i superstiti tronconi del ponte da smontare pezzo a pezzo la ditta di Sant’Ilario d’Enza, leader nel settore dei trasporti eccezionali, si serve di Acciaio 2000, una sua collaudata azienda fornitrice che ha il centro di progettazione e amministrazione negli uffici di via Monti Urali, a Reggio, e opera per mezzo di stabilimenti di carpenteria metallica situati nelle province di Parma e Modena. «In questi giorni – riferisce il titolare Massimo Codeluppi – lavoriamo sodo per soddisfare in tempi strettissimi il primo ordine. Fagioli ci trasmette di volta in volta i disegni da convertire nelle lavorazioni nel giro di due o tre giorni. Entro la fine di gennaio dobbiamo consegnare 250 o 300 tonnellate di strutture d’acciaio che servono a mettere in sicurezza i monconi del ponte. Le travi che li sosterranno e i piloni alti 55 metri sono realizzati con le lamiere che compriamo e che vengono poi tagliate, saldate e controllate con ultrasuoni e raggi X. Servono carri ponte da 40 o 50 tonnellate per il premontaggio. In totale entro i prossimi mesi dovremo fornire mille tonnellate di strutture d’acciaio».
Intanto la ditta Fagioli sta utilizzando alla base del moncone ovest del ponte Morandi i possenti martinetti idraulici che le servirono per sollevare la motonave Concordia affondata all’isola del Giglio. Il cantiere per la demolizione è stato inaugurato a metà dicembre dal commissario Marco Bucci, sindaco di Genova. Si prevede che l’operazione durerà cinque mesi e costerà 19 milioni, compreso l’abbattimento delle case sottostanti. Poi avrà inizio la ricostruzione, affidata a Fincantieri, per la quale è stato approvato il progetto di massima, non ancora il progetto esecutivo. «Abbiamo intenzione – spiega Codeluppi – di candidarci anche per la ricostruzione. La nostra è un’impresa che trae origine dall’esperienza delle Officine Reggiane, dalle quali sono usciti tanti tecnici e imprenditori dell’industria nella nostra provincia. Io stesso ho lavorato per oltre vent’anni alle Reggiane». —
L.S.
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