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CHI ERANO 

Un fisiologo bolognese e lo straordinario prete

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Galvani e Jodi. Chi erano costoro? Al cospetto della gran contessa Matilde di Canossa e dei vari Ariosto e Spallanzani, i due personaggi a cui è dedicato il polo scolastico socio-sanitario rischiano di passare per novelli Carneade.

Ma mentre per Luigi Galvani – fisiologo, fisico e anatomista bolognese del Settecento – basta ricorrere a Wikipedia per imparare che a lui si deve la scoperta dell’elettricità biologica attraverso gli esperimenti sulle rane (grazie ai quali, poi, Alessandro Volta inventerà la prima pila), più complesso è risalire a don Zefirino Jodi.

Anche perché non si sa bene se “goglizzare” Zefirino, Zeffirino, Zeferino o Zefferino, nonché Iodi o Jodi.

Noi propendiamo per don Zefirino Jodi, affidandoci alla competenza di Mario Mazzaperlini – esponente di spicco della cultura cittadina, scomparso nel 2012 all’età di 84 anni – che tra i numerosi saggi e libri sulla storia e le tradizioni reggiane ne ha dedicato uno, nel 2003, proprio a “La vita e l’attività di don Zefirino Jodi prima della fondazione del Pio istituto Artigianelli”.

Perché don Zefirino Jodi (nato a Reggio Emilia l’11 agosto 1813) è stato, per l’appunto, il fondatore degli Artigianelli, nonché di altre numerose opere caritatevoli: la Scuola festiva di carità, la Scuola serale di Dottrina cristiana e l’Opera parrocchiale SS. Salvatore in Santa Teresa, di cui fu parroco dal 1845 fino alla morte, avvenuta nel 1896.

Una bella e straordinaria figura di sacerdote, forse non sufficientemente celebrata, che era chiamato il Don Bosco di Reggio e che dedicò la sua vita all’assistenza e alla formazione (umana, professionale e cristiana) dei ragazzi più poveri della provincia. Un’attività culminata nella scuola-convitto del Pio istituto Artigianelli che nell’ex monastero delle Mantellate (tra la chiesa di Santa Teresa e il parcheggio ex Caam) accoglieva i ragazzi poveri e li avviava ad un mestiere.

Negli anni Sessanta del secolo scorso gli Artigianelli lasciano l’ex monastero (che negli anni Ottanta verrà recuperato a fini residenziali) e si trasferiscono nelle “villette” costruite appositamente al Villaggio Belvedere per ospitare orfani, arrivando ad accoglierne fino a oltre 150 ragazzi.

Oggi questo storico ente benefico non gestisce più direttamente iniziative, ma promuove e sostiene le attività di istituzioni impegnate a favore di bambini e giovani sistemando e concedendo vecchi immobili e cercando di valorizzare le donazioni ricevute nel tempo, conservando lo spirito originale del fondatore don Jodi. (f.m.)

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