Gazzetta di Reggio

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cooperative e banche  

Coopsette, ex azionista che ora pesa su Carige per 180 milioni di euro

Enrico Lorenzo Tidona

Nel 2013 il faro di Bankitalia: poi la coop vende le azioni I banchieri di allora citati per danni per 138 milioni di euro

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«Miglioramenti delle classi di rating privi di plausibili giustificazioni per Coopsette». Così, nel 2013, gli ispettori della Banca d’Italia avevano giudicato - nero su bianco - il rapporto tra Coopsette e Banca Carige. Un rapporto distorto, secondo l’ispettivo, anche perché la banca genovese - pochi giorni fa commissariata dalla Banca Centrale Europea - cinque anni orsono esprimeva giudizi in miglioramento sull’affidabilità creditizia di Coopsette. Lo faceva poi a ridosso del periodo in cui la coop reggiana di costruzioni stava per chiedere il suo primo concordato con riserva per evitare il default, giunto poco dopo nonostante i tentativi di ristrutturare un debito che nel 2015 aveva ingrossato un passivo da 790 milioni di euro. Un crac che ha decretato il crollo della più grande cooperativa reggiana del settore e la sua liquidazione coatta amministrativa. Ma Coopsette, sempre in quel periodo, era anche azionista di Carige. Lo era da oltre 15 anni, trovandosi nella doppia veste di cliente-azionista, vecchio difetto italico nei rapporti tra finanza, imprese e politica. Un pacchetto azionario che a bilancio valeva circa 10 milioni di euro nel 2013, eredità di un investimento finanziario compiuto a metà anni Novanta da Coopsette nella banca principale di una città, Genova, che per la coop era una seconda casa. Tra appalti e lavori privati il portafoglio commesse era infatti assai ricco nel quadrante ligure. E proprio con Coop Liguria e altri soggetti affini, Coopsette aveva dato vita a un patto di sindacato tra azionisti per pesare all’interno della banca finita ora nell’occhio anche del Governo.Proprio tra 2013 e 2014, Coopsette ha deciso di vendere le azioni di Carige: viste le quotazioni odierne fu probabilmente una mossa giusta, ma che comportò già allora una minusvalenza su una operazione finanziaria che poco aveva a che fare con il core business della coop, cioè le costruzioni.

A puntare i fari sulla cassa di risparmio di Genova e i grandi debito ci sta pensando proprio la politica. Ad annunciare di voler rendere pubblici i nomi dei clienti con le esposizioni maggiori è stato il vice premier Luigi Di Maio. Dentro ci sarà, gioco forza, la stessa Coopsette. L’esposizione delle banche è uno dei veri nodi del crac Coopsette e della sua seguente liquidazione. Il gruppo Carige è il più esposto: Banca Carige Italia vanta crediti chirografari per 149 milioni di euro, oltre a 31,5 milioni di euro di Banca Carige spa.

Coopsette nel 2013, secondo quanto riportato nel documento ispettivo della Banca d’Italia su Carige, era esposta per 70 milioni circa con la banca di Genova, che calcolava perdite sui finanziamenti concessi alla coop reggiana delle costruzioni per 371mila euro. Per Bankitalia le perdite erano attorno agli 8 milioni. Uno spaccato rilevante dei rapporti tra clienti, azionisti e manager, che hanno strascichi in queste ore. Giovanni Berneschi, presidente e amministratore delegato per oltre dieci anni fino al 2013 - nel periodo di Coopsette - è stato citato per danni dai nuovi vertici di Carige assieme Ferdinando Menconi per 138 milioni di euro. Un valore sulla carta quasi doppio in rapporto all’attuale capitalizzazione di Carige. —



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