«Il Comune ci vuole togliere la casa e mio fratello di 14 anni»
La denuncia di Madiha, ospitata con la famiglia in un alloggio pubblico in centro Il vicesindaco Corradi: «Continueremo ad aiutarli, ma gli accordi erano diversi»
CAVRIAGO. Una storia fatta di disagio e sofferenza. È quella della 22enne italo-egiziana Madiha Shawki, residente a Cavriago con la mamma e due fratelli, di cui uno minore. La famiglia vive in un alloggio d’emergenza concesso dal Comune ma, per due volte, ha ricevuto l’avviso di liberare la casa.
SITUAZIONE DELICATA
Una situazione delicata da affrontare, con una famiglia dal passato pesante. Madiha e i suoi fratelli sono nati, in Italia, a Montecchio Emilia. Alcuni anni fa il padre, con il vizio dell’alcol e del gioco e le pesanti accuse di maltrattamenti in famiglia, è stato espulso dall’Italia.
Madiha e i suoi fratelli sono stati seguiti dagli assistenti sociali. Oggi lei lavora in una pizzeria di Cavriago, ma a casa ci sono la mamma Marzouka, 51enne, tutt’ora senza un lavoro, e i fratelli Mohamed di 19 anni e un minore di 14, che segue le scuole medie di Cavriago. Nonostante questo, è arrivato l’ordine di sgombero.
L’appartamento è in via della Repubblica, ma si trova in condizioni estremamente precarie, come dimostrano le foto fornite da Madiha.
Dopo alcuni tentativi di capire il perché di questa situazione, arriva la spiegazione.
LA VERSIONE DEL COMUNE
Il vicesindaco e assessore alle politiche sociali Stefano Corradi afferma: «Le vicende che hanno toccato questa famiglia, in passato, le conosciamo molto bene. Sia come amministrazione che come servizi sociali ce ne stiamo occupando da anni. E ci spiace che ora vengano fatte delle recriminazioni nei nostri confronti. Da tempo li stiamo aiutando e continueremo a farlo. Due anni fa ci siamo attivati per dar loro una casa, essendo di fronte a una chiara situazione di emergenza. L’accordo era che quella sarebbe stata una soluzione temporanea, alla quale tuttavia abbiamo concesso proroghe per oltre un anno. Abbiamo anche chiesto loro di attivarsi per trovare una casa con un affitto calmierato e di partecipare al bando per l’assegnazione di un alloggio popolare. Ma, ad oggi, queste azioni non sono state intraprese. Penso ci sia uno scarso riconoscimento verso tutto quello che è stato fatto e che continueremo a fare. Gli aiuti certamente continueranno e vanno al di là del semplice affidamento di una casa popolare, come ad esempio il reddito di inclusione e altre agevolazioni, peraltro già attivate. Le famiglie in situazione di emergenza sono molte e gli strumenti a nostra disposizione sempre meno».
L’AMAREZZA DI MADIHA
Madiha sta facendo di tutto per aiutare la famiglia e più volte si è rivolta a diversi avvocati per chiedere aiuto. I momenti bui sono iniziati con il rimpatrio del padre.
«Siamo trattati peggio che i profughi – spiega Madiha –. Sapevamo che quell’appartamento era provvisorio, perciò abbiamo fatto la domanda per una casa popolare (ma ci è stata respinta) perché ci mancano gli anni necessari di residenza. Ora mio fratello ha ottenuto la cittadinanza, io purtroppo ancora no. Siamo in condizioni di disagio, viviamo in condizioni precarie: armadi, vestiti, scarpe pieni di muffa e umidità. Ma il peggio deve ancora venire: se non troviamo una rapida soluzione, ci hanno detto che porteranno in una comunità il nostro fratellino piccolo».
Madiha piange più volte. «Noi vogliamo stare tutti insieme. Piuttosto, torniamo in Egitto, anche se noi non ci siamo mai stati; per noi sarebbe una soluzione più dignitosa. Abbiamo bisogno di aiuto, aspettiamo un segno d’aiuto. Non lasciateci soli». —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
