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«Così valorizzeremo l’ospedale Sant’Anna e tutti i presidi reggiani»

Elisa Pederzoli
«Così valorizzeremo l’ospedale Sant’Anna e tutti i presidi reggiani»

Manghi illustra la rivoluzione del Piano attuativo locale, in approvazione Sul punto nascite: «Aspettiamo il tavolo. Perché il governo non lo convoca?»

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Dal modello “Hub and spoke” a quello “Hospitality network”. La rivoluzione della sanità reggiana contenuta nel Pal - Piano attuativo locale - sta tutta, o quasi, in queste due parole. Un nuovo mondo che ha un obiettivo: consentire la sopravvivenza di tutti e sei gli ospedali reggiani. Un ragionamento dentro il quale si impone inevitabilmente il ruolo del Sant’Anna. E, collegata a esso, la battaglia che dal 2017 i comitati cittadini stanno portando avanti per la riapertura del punto nascite. Chiuso per numero di parti troppo basso, secondo i vigenti parametri di sicurezza.

A spiegare quello che sta accadendo – a margine dell’inaugurazione della nuova sede territoriale dell’Ausl – è il sottosegretario alla presidenza della Regione, Giammaria Manghi. «Venerdì – conferma – c’è stato l’Ufficio di presidenza, che è l’anticamera della Conferenza socio-sanitaria territoriale. Da qui è arrivata la conferma che porteremo il Pal in approvazione tra la fine di gennaio e l’inizio di febbraio. Si tratta del terzo Pal della storia della sanità reggiana, dopo i primi della fine degli anni Novanta e i primi anni Duemila».

Come cambia il sistema ospedaliero reggiano?

«Tutto questo discende dalla fusione delle due aziende e configura l’unico presidio ospedaliero virtuale, articolato in più sedi. È l’hospitality network: la rete di ospedali, come modello che supera l’Hub and spoke che ci ha guidato in questi anni, dove il Santa Maria Nuova era il centro e intorno ruotavano gli ospedali territoriali. Un modello che ha mostrato alcuni limiti. L’hospitality network ci consentirà di mantenere il sistema intatto, dal punto di vista dell’esistenza dei sei presidi, un unicum del territorio di Reggio. Tutti verranno conservati. Il tratto che ci serve per arrivare lì è quello della distintività delle competenze».

Come si traduce?

«Ogni ospedale, oltre alle funzioni di base a partire dall’Emergenza-urgenza naturalmente, si qualificherà per avere al suo interno delle specificità di respiro provinciale. L’ospedale di Castelnovo Monti, ad esempio, svolgerà alcune azioni in nome e per conto non solo della montagna, ma di tutto il territorio provinciale. Quindi, le competenze distintive come cifra e le equipe che si spostano e diventano mobili sul territorio. Non più la sede fissa, ma almeno un’abbinata di ospedali sui cui stai a lavorare. Anticipo già che dove ci viene chiesto il Pal lo andremo a presentare in assemblee pubbliche prima dell’approvazione, compreso alle organizzazioni sindacali. Il Paò è un documento trasparente».

Quale trasformazione aspetta al Sant’Anna?

«Per la montagna, è stato ragionamento condiviso che bisogna riconoscerne la specificità e le particolari caratteristiche. Quindi, è stata stralciata dal Pal. La Regione ha messo a disposizione 4 milioni di euro per il programma “Sant’Anna Plus”, che è il cuore del Pal per l’ospedale della montagna. Che si articola in quattro linee. Una è quella dell’Emergenza-urgenza, per cui è previsto il completo rifacimento del pronto soccorso, con un investimento di quasi 3 milioni di euro: due ce li mette la Regione, quasi un milione arriva dall’Ausl. Entro il 2020, l’edificio verrà quasi completamente rifatto. Inoltre, dalla metà del 2018 è attiva l’auto infermieristica h24: sono stati effettuati 425 interventi nel corso del 2018, 389 per i codici gialli. Il personale per questo è stato implementato di sei unità. Poi, sul fronte “Chirurgia elettiva specialistica”, registriamo l’assunzione di un medico per l’Urologia, già in servizio, con un incremento dell’attività ambulatoriale. Il Sant’Anna diventa inoltre un centro dell’Otochirurgia e dell’Audiologia. Da giugno 2018, c’è uno specialista in più e anche qui l’attività ambulatoriale è aumentata di 12 ore. Senologia e Oculistica rappresentano due altri campi di “Chirurgia elettiva specialistica” che interessano la montagna. Abbiamo già registrato che gli interventi sono passati da 3.278 nel 2017 a 3.624 nel 2018. Vuol dire che la strada delle competenze distintive ti porta a consolidare l’attività che svolgi. La ritengo la strada giusta. Altrimenti, un ospedale collocato in questo territorio non riesci a tenerlo. Lo tieni riqualificandolo dove serve sulle competenze di base e andando a specializzarlo in questo modo. Dentro il “Sant’Anna Plus” ci sono 16 assunti in più, un investimento per oltre 1 milione di euro: dieci sono infermieri, tutti già assunti, che sono i sei in emergenza e quattro per le sedute operatorie. Per quanto riguarda i medici, abbiamo già assunto un urologo, un otorino, un senologo. Mancano un cardiologo, per il quale verrà effettuata la procedura concorsuale, e un anestesista e un medico per l’emergenza-urgenza: qui invece la procedura è stata attivita, ma non sono stati individuati. C’è anche il problema del reclutamento. Inoltre, il Sant’Anna diventa il centro di prevenzione cardio-vascolare, con un ampliamento ambulatoriale previsto tra maggio e giugno, con inaugurazione per l’estate 2019».

Resta la questione del punto nascite...

«L’incontro con i comitati è stato di ascolto reale, in un clima di costruzione. Loro hanno portato la rinnovata istanza di riaprire. La Regione, per voce dell’assessore Venturi che era presente insieme a me e al presidente Bonaccini, ha detto che reitererà, e credo già lo abbia fatto, la richiesta di aprire un tavolo al sottosegretario alla Sanità, che vada a sottoporre a verifica gli effetti dei parametri contenuti nell’accordo istituzionale del 2010, quello da cui dipende oggi il tema. Noi, responsabili di sanità, diciamo che la sicurezza resta il pilastro fondamentale sul quale reggere il tutto. Perché è anche una questione di responsabilità, nei confronti di chi viene accolto. La disponibilità però è stata data. Siccome era già stata fatta una richiesta di deroga ed era stata respinta, siccome la richiesta di aprire un tavolo era stata fatta e ora è stata reiterata, la Regione ora è su questa posizione. Poi, sento parlare di moratoria. Ma c’è una contraddizione. Se i parametri oggi sono quelli che regolano, è su quelli che ci dobbiamo confrontare. Noi ci stiamo a sederci a un tavolo che ne discuta. Siccome è stato chiesto un incontro ed è stato inevaso, come anche quello delle Cicogne, mi chiedo perché non vengano convocati cittadini e istituzioni».

Cosa risponde a chi dice che la competenza è regionale, nel momento in cui Sant’Anna e Santa Maria Nuova sono unificati?

«Oggi fa fede il parametro stabilito dall’accordo del 2010. Indipendentemente dalla struttura organizzativa. Il parametro stabilisce una soglia di sicurezza. E la soglia di sicurezza è quella, indipendentemente che tu sia un’azienda unica. Se accade qualcosa si va in difficoltà, con il non rispetto dei parametri. Ci vuole la coerenza di mettere in fila i passaggi. Non è una questione politica, ma puramente istituzionale. Se valeva per il governo di prima, vale anche per il governo di oggi. Aprano il tavolo. Non nego la delicatezza e l’importanza di questa questione, ma non condivido chi non fa emergere la verità di tutto il resto del lavoro che è stato fatto per la montagna e questo ospedale». —



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