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Per la prima volta una donna alla guida dei corrispondenti Onu, ed è di Reggio Emilia

Stefano Scansani
Per la prima volta una donna alla guida dei corrispondenti Onu, ed è di Reggio Emilia

Valeria Robecco lavora per l’Ansa al Palazzo di Vetro dal 2011. Primo obiettivo: la protezione dei giornalisti nelle aree di crisi

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REGGIO EMILIA. La giornalista reggiana Valeria Robecco è stata eletta presidente dei corrispondenti accreditati all’Onu. L’abbiamo intervistata.

Una donna presidente dei giornalisti corrispondenti all’Onu. Per te è stata una sorpresa o una conquista?

«Sono nel consiglio direttivo dell’United Nations Correspondent Association (Unca) dal 2014, prima come consigliere e poi come vice presidente, dal 2016 al 2018. Ricoprire la carica di presidente, esecutiva dal 1° gennaio, è stato un traguardo cercato con forza. Sono onorata di tenere alto il nome dell’Italia, delle donne e dell’informazione in un momento in cui i giornalisti sono sotto attacco in tutto il mondo».

Quale idea si ha del Mondo nel Palazzo di Vetro?

«Di un luogo dove il multilateralismo è sempre più sotto attacco. Si guarda alle grandi crisi internazionali, dalla Siria allo Yemen, dalla Libia al Venezuela, così come alla crisi dei migranti nel Mediterraneo e ai rischi posti dal riscaldamento climatico, cercando di individuare gli strumenti con cui fronteggiarle. Indubbiamente incontrando non poche difficoltà».

E come i giornalisti si muovono all’Onu? Anche loro fanno parte della diplomazia, tempi e modi di quell’organizzazione?

«I giornalisti residenti all'Onu hanno a disposizione due piani del Palazzo di Vetro. La United Nations Correspondents Association è l’organismo di rappresentanza e tutela dei reporter del Palazzo di Vetro e raggruppa oggi oltre 250 corrispondenti permanenti provenienti dai 193 Paesi membri. Il nostro ruolo è quello di dare voce ai giornalisti e, tra le altre cose, facilitare i rapporti con l’Onu e i diplomatici delle varie missioni. Proprio l’accessibilità è uno dei maggiori problemi che ci troviamo a fronteggiare, soprattutto durante la settimana dell'Assemblea Generale, in settembre, quando al Palazzo di Vetro arrivano capi di stato e di governo di tutto il mondo».

Uno dei tuoi obiettivi è l’istituzione di un rappresentante speciale per la protezione dei giornalisti. Come e dove rischiano?

«I giornalisti sono sotto attacco in tutto il mondo come forse mai prima d'ora, basti pensare all'ultimo drammatico episodio, la morte del giornalista saudita dissidente Jamal Khashoggi. Il segretario generale dell’Onu Antonio Guterres ha ricordato recentemente che in poco più di un decennio oltre mille reporter sono stati uccisi mentre svolgevano il loro lavoro, di cui 88 solo nel 2018. E continuano ad essere non solo uccisi, ma anche perseguitati e arrestati arbitrariamente. L’Unca è per sua vocazione impegnata costantemente nella protezione dei giornalisti e della libertà di stampa, e da tempo sta facendo pressione perché l’Onu nomini un UN Special Representative for the Protection of Journalists, istanza che mai come quest’anno ribadiamo con forza».

Ci racconti la tua storia reggiana?

«Sono nata a Reggio Emilia nel 1981, dopo il liceo scientifico Spallanzani mi sono laureata in Giurisprudenza a Bologna e sono diventata avvocato. Nel 2010 mi sono trasferita a New York e ho deciso di abbandonare la toga per la carriera di giornalista. Sono professionista dal 2013 e ho collaborato con alcuni tra i maggiori media italiani, come La Stampa, con un’attenzione particolare alla politica americana e agli affari internazionali. Dal 2011 scrivo per l’Ansa come corrispondente dall'Onu e dagli Stati Uniti, e per Il Giornale, oltre a collaborare con Business Insider Italia, Panorama ed EuroVision. In quest'ultimo caso per avere familiarità con i media internazionali. A Reggio torno con grande gioia almeno quattro volte l'anno, ma sono tante anche le amiche e gli amici, oltre i miei genitori, che vengono a trovarmi a New York».

Da Reggio che hai portato in valigia?

«La passione per la cucina, la buona tavola e le serate con gli amici. E la ricetta dell’erbazzone, che preparo e ho fatto conoscere ai miei ospiti».

Come viene giudicata dal Palazzo di Vetro questa Italia d’inizio 2019?

«Viene osservata con una certa curiosità, ovviamente in base alle tematiche con un occhio più o meno critico. Comunque il debutto del premier Giuseppe Conte all'Onu per l'Assemblea Generale dello scorso settembre ha avuto riscontri positivi».

Qual è il futuro dell’Onu che per una sensazione diffusa sarebbe sempre più incapace di gestire e intervenire nelle crisi e nelle emergenze mondiali?

«Il Palazzo di Vetro è comunque l’unico posto al mondo dove leader del pianeta, anche assai lontani tra loro, hanno l'opportunità di incontrarsi. Talvolta, è innegabile, si dimostra un'organizzazione piuttosto macchinosa e con delle oggettive difficoltà nel raggiungere obiettivi, seppur ambiziosi. Il Consiglio di Sicurezza, ad esempio, rappresenta il riflesso di equilibri di 70 anni fa, soprattutto per quanto riguarda il potere di veto dei membri permanenti. Da 30 anni si cerca di arrivare ad una riforma, su cui l'Italia si prodiga con molta dedizione, ma ci sono visioni molto diverse e l'accordo pare lontano. Il presidente americano Donald Trump non ha fatto mistero delle sue critiche, definendo l’Onu un “club dove si chiacchiera”, pur dicendo che ha un enorme potenziale».

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