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Al Mapei Stadium si parla di calcio e ordine pubblico

Al Mapei Stadium si parla di calcio e ordine pubblico

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REGGIO EMILIA. È il giorno del convegno “Calcio e ordine pubblico”: i lavori prenderanno il via alle 10.45 al Mapei Stadium alla presenza del capo della polizia Franco Gabrielli, del direttore centrale della polizia di prevenzione Lamberto Giannini, del sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega allo sport Giancarlo Giorgetti, e del presidente della Regione Stefano Bonaccini. Davanti agli Slo (supporter liaison officer, le figure interne alle società calcistiche incaricate di tenere i rapporti con la tifoseria) al gran completo, è prevista una tavola rotonda con i rappresentanti delle società di serie A: Giovanni Pifarotti per l’Internazionale FC, Francesco Davalli per l’ACF Fiorentina, Fabris per il Sassuolo. Modererà Matteo Marani di Sky Sport24. Non mancheranno ospiti stranieri, come il delegato Uefa Kenny Scott.

Al simposio – organizzato dalla questura di Reggio, la società sportiva Sassuolo Calcio e la Figc – sono previsti 200 partecipanti. L’organizzazione del convegno parte da lontano, ha spiegato Andrea Fabris, del Sassuolo Calcio. «Al di là della contingenza dell’ultimo periodo, lavoriamo a questo progetto da mesi insieme alla questura, per portare il lavoro svolto al Mapei e per allargarlo alla tematica nazionale. Oltre alle istituzioni, abbiamo avuto l’appoggio della Figc». Con una media di 12-13mila spettatori a partita e picchi da tutto esaurito (20mila sugli spalti quando giocano Juventus, Milan o Napoli, su una capienza massima di 21.584), il Mapei è considerato un’infrastruttura all’avanguardia sul fronte sicurezza. In passato «sono state eliminate le barriere a bordo campo in modo che la visuale sia libera, è stato implementato il servizio di telecamere sviluppato con un’azienda del territorio che è la Spark-TTM di Reggio Emilia, un servizio di stewart importante». Tanto, poi, è stato fatto per portare bambini e famiglie allo stadio: « L’obiettivo è creare un percorso culturale per far capire alle nuove generazioni che andare allo stadio non è come andare alla guerra». —

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