Galletti: «Che dispiacere I giovani non leggono»
REGGIO EMILIA. «Che dispiacere, questi giovani che non leggono». Osvaldo Galletti, 72 anni, è un giornalaio storico, con chiosco in piazzale Fiume. «Sono qui da 46 anni, dall’1 novembre 1972». Il suo cruccio sono le nuove generazioni: «I 18enni vengono a caricare il telefonino, perché senza non vivono, a prendere le figurine Panini da collezione, i fumetti, la Gazzetta dello Sport o riviste settoriali molto specialistiche (dalle moto all’astronomia): ma poca roba. Non leggono più niente, usano solo gli smartphone; sono convinto che il corsivo non siano nemmeno capaci di scriverlo. Il nostro sta diventando un prodotto che, a mio avviso, andrà a esaurirsi. Purtroppo l’editoria sta andando a farsi friggere, la realtà è questa».
Una quotidianità molto diversa dai bei tempi, quando «questo mestiere permetteva di dialogare con persone che non avrei mai potuto incontrare altrimenti: professionisti, deputati, senatori, criminologi. Tra i clienti affezionati c’erano l’avvocato Romano Corsi, un autentico signore; l’onorevole Soda, l’ex giudice, l’avvocato Bisi, l’architetto Degani. Ho visto sfilare tutti i consiglieri comunali. Un tempo gli onorevoli si facevano portare i giornali a casa a domicilio».
Galletti si sente un sopravvissuto: «Guardi, sono qui a dare una mano solo perché mio genero vuole arrivare alla pensione. Fattori personali mi hanno convinto a continuare, mentre tanti colleghi se ne vanno senza cedere l’attività. Sono un marziano di fronte alla tecnologia, non so quale possa essere il futuro dei giornalai». —
Am.P.
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