Il presidente del sindacato: «Le edicole non spariranno ma dovranno cambiare»
Graziano Bertola di via Gorizia: «Occorre offrire tanti servizi e di ogni tipo. Soprattutto è importante saper coccolare e fidelizzare la nostra clientela»
REGGIO EMILIA. «Alcune trasmissioni televisive hanno gettato una luce tendenziosa sul nostro lavoro. Invece il giornalaio è ancora un bellissimo lavoro, se si è predisposti al contatto con le persone: non va denigrato. E non è vero che le edicole spariranno: cambieranno».. Graziano Bertola è presidente del Sinagi – sindacato nazionale giornalai d’Italia, costituito nel 1948 e oggi affiliato alla Slc-Cgil – oltre che un decano dei giornalai reggiani: è del mestiere da 38 anni, titolare del chiosco in via Gorizia, all’acquedotto.
PLURALITÀ DI CAUSE
Sul fenomeno chiusure vede il bicchiere mezzo pieno e sostiene che Reggio stia tenendo meglio di altre città limitrofe. «Non esiste un’unica causa, sono diversi i fattori che incidono. Con la premessa che ogni cessazione è un caso a sé stante, non siamo tutti uguali; occorre verificare le specificità singole. Anzitutto le edicole rispecchiano i cambiamenti della società, in primis urbanistici e di viabilità. Ad esempio una strada tagliata fuori dalle arterie principali può mortificare gli affari, così come un quartiere diventa a maggioranza straniera».
Tra i macro motivi della crisi rientrano modificate abitudini di consumo, esattamente come nel commercio. «Il web incide per il 6% sulla vendita dei quotidiani: i social network con le loro fake news hanno tolto tempo di leggere. Una volta la gente entrava qui e usciva con cinque giornali in mano. Oggi c’è ancora chi esce con la classica “mazzetta” di giornali, ma sono sempre gli stessi: dai 30 anni in su, soprattutto uomini, perché le donne sono più propense, mentre vanno a fare spesa, a comprare i giornali al supermercato». La grande distribuzione viene avvertita dal Sinagi come una concorrenza sleale.
«La mazzata è stata anche quella di affidare i quotidiani ai centri commerciali».
LAVORO NON APPETIBILE
«Il nostro è un lavoro duro, che i giovani non vogliono più fare», è l’osservazione di Bertola e il refrain dei giornalai storici. «Io vengo tirato giù dal letto sempre con il buio. Mi alzo alle 4.20 per 28 giorni al mese (una domenica di riposo ogni 15 giorni), apro alle 4.50 fino alle 13.30, riapro alle 16 e finisco alle 20. Tutti i giorni, festività comprese, quando siamo aperti solo al mattino. Orari massacranti, non appetibili. In più le banche non concedono prestiti per avviare un punto vendita e chi vuole partire ha bisogno di una base economica importante. Perciò è diventato difficile, per chi vuole dismettere l’attività, cedere a terzi».
LE LICENZE
«Sulle licenze dicono che le edicole non valgono più niente perché il mercato è stato liberalizzato, ma non è vero. Molto dipende dal giro d’affari della struttura nel momento in cui la si offre sul mercato. Una volta il valore di un’edicola si calcolava così: il triplo del guadagno lordo annuale, più l’inventario, più la struttura se di proprietà (molte non lo sono ed è un valore aggiunto). Ha fatto scalpore, a Reggio, il fatto che un chiosco sia stato messo in vendita ad appena 30mila euro; questo perché il titolare aveva fretta di andarsene in pensione. Se il prezzo medio è di 120mila euro, c’è chi vende a 200mila, come successo di recente a Bologna e a Piacenza».
Su quanto guadagna un edicolante, Bertola si trincera dietro un «non rispondo», ma aggiunge: «Chi dichiara che da un’edicola non escono uno o due stipendi afferma il falso. Sempre che siano edicole che funzionano».
EVOLUZIONE
La risposta alle difficoltà è stata una riconversione dei giornalai a una pluralità di servizi. «Il 60% dei miei introiti deriva dai giornali, ma solo con quelli non si sta a galla», afferma Bertola. Non a caso la struttura di via Gorizia offre il Superenalotto, Gratta & Vinci, ricariche telefoniche, Vivaticket, Western Union e Sisal; pure bigliettini augurali, occhiali da vista, bolli auto, bollette, libri, perfino accessori per cellulari.
«Occorre offrire tanti servizi, come stanno facendo le tabaccherie. Il money transfer è una grossa fetta, prima inesistente. I biglietti per le partite o per il teatro vanno tanto. Sisal funziona se arrivi a un certo volume, sennò diventa una spesa. Esistono edicole che vendono borsette e idee regalo, a Modena stanno cercando di affidare a noi i servizi dell’anagrafe comunale. Tra qualche anno i giornalai svolgeranno funzioni oggi nemmeno immaginabili. Non ultimo, bisogna saper coccolare e fidelizzare la clientela». —
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