Doppie firme prescritte ma in 9 vogliono la perizia per l’assoluzione piena
Nella prossima udienza il giudice Stefano Catellani nominerà un esperto calligrafo per sciogliere i dubbi al centro del procedimento
REGGIO EMILIA. «Sono nove gli imputati che rinunciano alla prescrizione e per questi casi sarà nominato un perito calligrafo». Con queste parole il giudice Stefano Catellani ha chiuso – ieri mattina – l’ennesima udienza concitata che coinvolge circa 160 persone (se ne sono aggiunte una decina anche in questa “puntata”) accusate dalla Procura di aver apposto più volte la loro firma a sostegno dei candidati alle elezioni comunali del 2014.
TERMINI IN SCADENZA
Le doppie firme attraversano diverse liste e avevano portato all'emissione di centinaia di decreti penali di condanna, ognuno dei quali prevedeva una sanzione pecuniaria di 200 euro, rispetto alla quale molti hanno presentato opposizione, volendo difendersi in un processo.
Ieri il giudice Catellani ha spiegato – in aula – come in aprile quest’accusa cadrà in prescrizione. E la stragrande maggioranza degli imputati si è allineata alla valutazione del magistrato giudicante che diverrà sentenza il 6 maggio con il non doversi procedere per intervenuta prescrizione. Ma c’è anche chi – facendo valere un proprio diritto – ha rinunciato a far valere la prescrizione, biforcando di fatto il procedimento: «Disconosciamo l’autenticità delle firme, non le abbiamo fatte noi. Vogliamo la completa assoluzione».
ESPERTO IN AULA
Infatti nella prossima udienza, per quelle nove posizioni, sarà nominato un perito calligrafico che dovrà sciogliere ogni dubbio.
«Difendo una decina di imputati – dice al termine l’avvocato Carmine Migale – per cui sono soddisfatto che sia sopraggiunta la prescrizione. Ma contemporaneamente esprimo l’amarezza dei miei assistiti che hanno dovuto difendersi da un processo ingiusto». Molti, infatti, si professano innocenti e si sono opposti preferendo andare a processo invece che sbrigarsela con il pagamento di una sanzione pecuniaria da 200 euro. Una scelta nata sulla scorta di quella che gli imputati bollano infatti come un’ingiustizia avvenuta nei loro confronti. Molte delle firme sarebbero state palesemente falsificate a loro insaputa. Decine di imputati in questo procedimento hanno scoperto solo con la notifica del decreto penale di condanna che il loro nome era finito a un candidato spesso di segno opposto rispetto a quello per il quale avevano realmente firmato. Una “migrazione” anomala di firme che li ha portati ad essere imputati a processo, per la violazione di un articolo della legge elettorale (la 93 del Dpr del 1960).
PERSINO UN MORTO
L’inchiesta vedeva tra i doppi firmatari addirittura un morto. Un uomo deceduto tre mesi prima della firma apposta su una lista, caso eclatante che ha fatto scoppiare il bubbone. —
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