Gazzetta di Reggio

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il questore di reggio emilia 

Sbordone: «Siano i giocatori ad ammonire i loro tifosi»

E.L.T.

Presentate alcune proposte per aumentare la prevenzione e la sensibilizzazione contro la violenza verbale  e fisica dentro e fuori gli stadi

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REGGIO EMILIA. I giocatori sono gli idoli dei loro tifosi. Anche se non lo volessero, il loro agonismo è una virtù e con le loro parole, in qualche modo, possono dare l’esempio, anche quando si tratta dello spinoso nodo della violenza dentro e fuori gli stadi, sia verbale che fisica. Un concetto articolato con cautela ma in maniera decisa dal questore di Reggio Emilia, Antonio Sbordone, che ha presentato delle proposte concrete al convegno “Calcio e Ordine Pubblico. L’evoluzione della disciplina sulla sicurezza negli stadi”, promosso assieme al Sassuolo Calcio e alla Fgic. Sbordone chiede più funzioni agli stewart e messaggi contro la violenza da parte anche dei calciatori. «Credo ci siano due cose da fare – ha detto dal palco il questore – Prima di tutto ridisegnare un ruolo e le competenze degli stewart. Serve poi travasare alle società sportive le informazioni. Non conoscono infatti i nomi dei daspati, che ritengo invece importante per sapere come comportarsi. Inoltre le società sportive dovrebbero esplorare la frontiera dei calciatori. Calciatori relegati in una sorta di limbo e indifferenza. Questo non fa giustizia però a una classe di giovani che mostra maturità sicuramente apprezzabile e che sono un riferimento. Mi interrogo sull’efficacia che potrebbe avere un messaggio di condanna da parte di calciatori ai proprio tifosi per fenomeni di razzismo e prevaricazione. So che questo potrebbe causare altre problematiche ma servirebbe anche di più dei messaggi delle società e delle istituzioni».

Il prefetto Franco Gabrielli, capo della polizia presente ieri al convegno, ha messo in chiaro quali sono i pesi da mettere in campo per bilanciare la sicurezza, che troppo spesso grava solo sulle forze dell’ordine. «Sono assolutamente contrario al fatto che gli steward diventino poliziotti» ha detto, ma «le società si devono fare carico delle loro tifoserie - dice Gabrielli - In questo, paradossalmente, il fatto che le vicende negative avvengono più lontano dagli stadi mi fa ben sperare. Questo perché vuol dire che andiamo sempre più a marginalizzare determinati fenomeni che in questi anni, con l’impegno di tutti, abbiamo affrontato anche se c’è ancora un tratto significativo di strada da fare». Grabrielli, però, non chiedo di usare solo le maniere forti. Per il prefetto la leggi in materia sono già sufficienti, ma «ognuno deve fare la sua parte, dai calciatori ai dirigenti che devono essere più accorti nelle dichiarazioni, evitando di accendere gli animi. Ma anche noi addetti alla sicurezza, utilizzando maggior buon senso. Sulla repressione della violenza non bisogna avere pietà, ma su alcune situazioni, come ad esempio su certi striscioni, a meno che non incitino all’odio e alla violenza, si può essere meno rigidi». —

E.L.T.

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