Premio a Martina Castigliani per un’inchiesta giornalistica
Partita dalla Gazzetta di Reggio, dopo gli studi all’estero è tornata in Italia. Lunedì al Senato la consegna del “Giustolisi” per un articolo sui matrimoni combinati
Guastalla. Con impegno e sacrificio le soddisfazioni arrivano. Ne è testimonianza Martina Castigliani, giornalista al “fattoquotidiano.it”, originaria di Guastalla, che lunedì 14 è stata premiata con il riconoscimento “Franco Giustolisi” dalla scrittrice e giornalista Sandra Bonsanti per l’inchiesta “Nomi falsi e case protette. Il servizio segreto che salva le ragazze dai matrimoni combinati”.
Il servizio, pubblicato sul numero di marzo di Fq Millennium, mensile de “ilfattoquotidiano.it”, ha vinto ex aequo con l’inchiesta di Giovanni Tizian e Stefano Vergine pubblicata sull’Espresso.
La premiazione, avvenuta alla sala Koch del Senato, ha vantato la presenza della vicepresidente di Palazzo Madama, Anna Rossomando; la figlia di Giustolisi, Livia; la giornalista Silvia Garambois. Quest’ultima ha letto le rmotivazioni per le quali il reportage di Fq Millennium è stato scelto tra i numerosi servizi in gara: «Ha esplorato molte sfaccettature di un fenomeno diffuso anche nel nostro Paese, evidenziando il dilemma tragico di fronte al quale si trovano ragazze giovanissime, costrette a morire dentro per poter scegliere la libertà».
Dunque, orgoglio reggiano, quello rappresentato da Martina Castigliani nel panorama del giornalismo nazionale. Una carriera iniziata da collaboratrice della Gazzetta di Reggio, esperienza nata per arrotondare i guadagni è presto diventato il mestiere della vita, proseguendo all’estero la propria formazione e l’arricchimento del curriculum. Infine il ritorno in patria e l’espressione del suo talento per accrescere il giornalismo in Italia.
Durante il breve discorso tenuto da Martina, la giornalista non ha mancato di ricordare le ragazze protagoniste del reportage e di fare un appello. Ha infatti colto la palla al balzo per rivolgersi alla politica: «Queste storie mi sembrano un po’ gli archivi della vergogna della nostra generazione: sono lì, ma non tutti le vogliono vedere. Eppure esistono persone che stanno difendendo queste ragazze, sono le assistenti sociali e le donne di Trama di terra, che lottano ogni giorno contro tutti e che chiedono solo di non essere lasciate sole».
L’edizione 2018 del Premio è stata dedicata ai 33 martiri di Capistrello, il Comune abruzzese teatro di uno dei crimini più violenti avvenuti nel nostro paese dai nazi-fascisti nel 1944. —
Rebecca Poluzzi
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