Gazzetta di Reggio

Reggio

guastalla 

Aggressione hard, due anni all’ambulante

Ambra Prati

Palpò una giovane che attendeva il padre nel suo ufficio. Grazie alle attenuanti, il 33enne non finirà in carcere

2 MINUTI DI LETTURA







Un “agguato” a sfondo sessuale pesante, un raptus improvviso in pieno giorno e senza un motivo, ai danni di una giovane maggiorenne, messo in atto all’interno di un ufficio di Guastalla da un venditore ambulante di accendini. Per quella vicenda, risalente a sette anni fa, ieri l’imputato, un 33enne di origini nigeriane, incensurato, è stato condannato a 2 anni.. La pena è stata sospesa.

LA VICENDA

L’episodio si è consumato il 16 febbraio 2011. La vittima si trovava all’interno di un ufficio, luogo di lavoro del padre, in attesa del genitore.

Proprio all’interno dell’ufficio, in quel momento deserto, è entrato l’ambulante che ha subito addocchiato la giovane e ha tentato un approccio hard.

Secondo il racconto della vittima, che ha testimoniato nella precedente udienza, lo sconosciuto l’ha avvicinata impedendole le vie di fuga, l’ha abbracciata tenendo strette le braccia e ha iniziato a toccarle con insistenza le parti intime, cercando di baciarla sulla bocca. Finché la giovane, terrorizzata, è riuscita a sfuggire scappando all’esterno.

Ieri in aula, durante l’udienza conclusiva, ha testimoniato il padre, che ha rievocato quella terribile giornata confermando di non essere stato un testimone oculare.

Il genitore ha detto che, mentre si trovava a qualche chilometro di distanza, ha risposto al cellulare, sentendo dall’altra parte del telefono la figlia spaventatissima che gli riferiva di aver subito violenza.

Precipitatosi sul posto, il padre ha visto la ragazza in strada, che piangeva cercando aiuto, mentre l’uomo si allontanava a piedi a pochi metri.

LE RICHIESTE

Per questo episodio l’accusa, rappresentata dal pm maria Rita Pantani, ha chiesto la condanna a 3 anni e 8 mesi, sostenendo che il reato è stato consumato a tutti gli effetti e che, vista la modalità grave, non poteva sussistere l’attenuante della tenuità. La vittima non si è costituita parte civile e non era rappresentata da alcun legale. Il difensore d’ufficio del 33enne, l’avvocato Raffaella Pellini, ha rilevato incongruenze nel racconto della persona offesa e ha chiesto, in via principale, l’assoluzione per insufficienza; in subordine la riqualificazione del reato in molestie (che comportano una ammenda); in ulteriore subordine, il minimo della pena con l’attenuante specifica e i benefici di legge, visto che l’ ambulante è incensurato.

Il collegio, presieduto da Simone Medioli Devoto, a latere Stefano Catellani e Sarah Iusto, dopo essersi ritirato in camera di consiglio, ha emesso la sentenza, accogliendo la terza casistica del difensore: il reato non è stato derubricato, ma le attenuanti e i benefici riconosciuti, consentiranno al 33enne di non finire in carcere. —



Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google