Gazzetta di Reggio

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È morto a 95 anni Bonfiglio Marchesi deportato dai nazisti

Luca Tondelli
Bonfiglio Marchesi si è spento a 95 anni
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Bonfiglio Marchesi si è spento a 95 anni

Castelnovo Monti, si è spento al Sant'Anna. Per salvarsi lavorò come muratore nel campo di Auschwitz. Funerali civili giovedì 17 gennaio con partenza alle 14.30 dall’obitorio del Sant’Anna

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CASTELNOVO MONTI. Si è spento nella notte tra martedì 15 e mercoledì 16 gennaio, all’ospedale Sant’Anna, all’età di 95 anni, Bonfiglio Marchesi, che per la sua esperienza di deportato era stato insignito nel 2015 della medaglia d’onore al Merito della Repubblica italiana. . Una vita dura quella di Marchesi, che però era riuscito a superare l’esperienza della deportazione tornando in Italia, poi emigrando di nuovo, per motivi di lavoro, e rientrando di nuovo in patria per fare, per tanti anni, lo stesso lavoro che in modo quasi incredibile gli aveva salvato la vita ad Auschwitz.

È la figlia Sabina a raccontare questo episodio: «Mio papà era soldato, si trovava a Fermo, quando fu annunciato l’armistizio l’8 settembre del ’43. Fu fermato dai tedeschi, e visto che rifiutò di continuare a fare il soldato per la Repubblica di Salò, fu immediatamente deportato. Lo portarono ad Auschwitz». Gli internati militari godevano di condizioni poco migliori dei deportati ebrei, e Marchesi si guardava intorno per cercare un modo di uscire dal campo. «Un altro deportato – continua il racconto della figlia – gli disse: guarda che ho saputo che stanno cercando uomini che sappiano fare i muratori. Dì che lo sai fare così esci di qui».

Lui non voleva, perché aveva sempre fatto solo il contadino, ma alla fine si convinse e si presentò come muratore. Fu mandato con altri internati, dato che era in buone condizioni, robusto e forte, e anche perché non era ebreo come tanti altri prigionieri, a lavorare come muratore e operaio per la manutenzione delle ferrovie, e così riuscì a sopravvivere. Dopo la guerra tornò in Italia, ma il Paese era allo sfascio e non sapeva come campare, allora è emigrato in Francia dove ha lavorato come raccoglitore di barbabietole da zucchero.

Poi è tornato in Italia, e si è costruito una vita e una famiglia, sempre con grande onestà, facendo proprio il muratore, quel lavoro che lo aveva salvato dal campo di concentramento e che pensava di non saper fare. « Anche per questo mi diceva sempre – conclude la figlia – se senti qualcuno che ti parla, e ti sembra anche che stia dicendo una cosa stupida e impossibile, ascoltalo e dagli retta, a volte ne escono i consigli migliori». Marchesi lascia le figlie Sabina e Silvia, i generi, gli adorati nipoti, un fratello. I funerali avranno luogo in forma civile giovedì 17 gennaio, con partenza alle 14.30 dall’obitorio del Sant’Anna, in auto, per il cimitero di via Bismantova. —

 

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