Gazzetta di Reggio

Reggio

MORTO 109 GIORNI DOPO l’INCIDENTE 

«Non ci aspettavamo che Mario morisse»

Ambra Prati

Il fratello del 62enne deceduto: «Questi quattro mesi sono stati un calvario ma non avevamo mai perso la speranza»

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«Questi quattro mesi di ospedale sono stati un calvario anche per noi familiari. Perfino i medici però, che subito dopo l’investimento ci avevano prefigurato un danno cerebrale diffuso e gravissimo, non si aspettavano che Mario morisse ora, a distanza di così tanto tempo».

Così Giovanni Romei, ex arbitro del Centro sportivo, autista residente a Canossa, ha commentato il decesso del fratello Mario Romei, 62 anni, spirato martedì scorso dopo essere stato falciato da un’auto il 28 settembre scorso e dopo 109 giorni di agonia in un letto d’ospedale.

Il corpo del pensionato è a disposizione della procura e occorrerà attendere il nulla osta del magistrato inquirente, che dovrà decidere se eseguire o meno l’autopsia, per fissare il funerale.

LA LUNGA DEGENZA

Quel giorno maledetto, alle 9.45, il pensionato mentre stava attraversando la strada a piedi è stato centrato da un Fiat Doblò guidato da un 74enne in via Rivoluzione d’Ottobre, in zona Crocetta; sbalzato sul parabrezza e ricaduto sull’asfalto, il pedone aveva battuto con violenza la testa. «Ogni mattina Mario aveva l’abitudine di uscire a prendere il pane e il giornale oppure a fare la spesa nel supermercato vicino a casa sua – spiega il fratello – Abitava da solo in via Vasco De Gama, nell’abitazione dei nostri genitori, entrambi insegnanti, originari di Migliara di Casina e trasferitisi in città per lavoro quando noi figli eravamo piccoli, quasi cinquant’anni fa».

Essendo celibe, Mario era rimasto a vivere in quella casa. Subito dopo l’incidente, i famigliari erano stati preparati al peggio dai medici del Santa Maria Nuova. «C’erano forti dubbi che Mario, finito in coma, potesse recuperare. Il quadro era fosco. Eppure ha resistito e, in teoria, questo era un segnale positivo: le probabilità che sopravvivesse aumentavano mano mano che i giorni passavano».

Perciò, dopo un mese e mezzo in rianimazione, il paziente era stato trasferito all’ospedale San Sebastiano di Correggio, nel reparto di riabilitazione, sempre in coma. «L’ultimo Natale, occasione in cui tutti noi parenti ci riunivamo, è stato particolare: siamo andati a fargli visita in gruppo, sperando che si accorgesse della nostra presenza e facesse un cenno. Invano».

CARATTERE SOCIEVOLE

«Era un chiacchierone, Mario: aveva un carattere socievole, amava il calcio e stare in mezzo ai giovani». Di mestiere autista, come dipendente per ditte di piccole dimensioni per le quali trasportava prima piastrelle e poi oggettistica per la casa, il 62enne era andato in pensione presto, circa vent’anni fa. E, seguendo una passione giovanile – quella per il calcio che aveva praticato prima che un ginocchio infortunato lo costringesse a smettere – si era impegnato come dirigente in società calcistiche: prima la Libertas di via Bismantova (oggi non più esistente) e poi la Polisportiva Ambrosiana di Rivalta, dove ha svolto il ruolo di segretario, seguendo inoltre una squadra di calcio femminile a cinque. Fino a qualche anno fa frequentava la parrocchia di Rivalta, dove molti si ricordano della sua disponibilità. Oltre al fratello Giovanni, Mario Romei lascia nel dolore la sorella Lena (diminutivo di Maddalena), terapista al Santa Maria Nuova, dalla quale si recava a pranzo ogni settimana, e quattro nipoti, due maschi e due femmine dai 12 ai 21 anni, ai quali era molto affezionato. —



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