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Picchia la moglie ma poi si pente Scatta la condanna

Am.p.

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GUASTATA. Condannato ad un anno e 8 mesi con pena sospesa, a fronte di una richiesta dell’accusa di tre anni, per i reati di violenza sessuale, maltrattamenti e lesioni.

Il risultato processuale per un marito 39enne – una pena mite rispetto al “peso” complessivo dei tre reati contestati – si spiega con le peculiarità del caso.

Difatti gli addebiti sono riferiti a un periodo che va dal 2008 al 2012, quando la coppia era ad un passo dalla separazione; in seguito i coniugi si sono riappacificati e hanno salvato il matrimonio, con figli minori di mezzo, ritrovando la serenità. Ma le denunce della moglie (poi ritirate) hanno comunque prefigurato reati procedibili d’ufficio e il processo è andato avanti, pur essendo “superato” dai fatti.

Nelle precedenti udienze il marito si è mostrato collaborativo e pentito: ha ammesso la sua dipendenza dall’alcol in quel periodo, che lo rendeva violento verso la consorte (colpita con pugni, schiaffi e calci) e ingestibile dal punto di vista dei rapporti personali. Un periodo archiviato quando l’uomo, resosi conto che l’etilismo gli stava rovinando la vita, era tornato sobrio, dedicandosi al lavoro da muratore e alla famiglia. Mentre sull'imputazione più pesante, la violenza sessuale, aveva negato.

L’11 agosto 2012, aveva affermato l’uomo, aveva sbattuto la moglie contro un muro, per poi tapparle la bocca e infilarle le dita nelle parti intime. «Avevo solo provato a baciarla, lei mi aveva detto di piantarla ed era è finita lì», aveva detto il marito. Ieri il pm Valentina Salvi ha proposto una condanna a tre anni.

L’avvocato difensore Mattia Fontanesi è riuscito a far riqualificare la violenza sessuale in fatto di minore gravità, accedendo ad uno sconto di due terzi della pena. Inoltre il collegio giudicante (presidente Simone Medioli Devoto, a latere Stefano Catellani e Sarah Iusto) ha riconosciuto le attenuanti generiche prevalenti alle aggravanti (l’aggravante principale è aver agito nei confronti del coniuge) e, nel computo, ha tenuto conto del comportamento dell’imputato, dimezzando la proposta dell’accusa. «A fronte delle contestazioni iniziali e della condanna richiesta, siamo parzialmente soddisfatti – ha commentato l’avvocato Fontanesi – Certo, puntavamo all’assoluzione. Valuteremo se impugnare la sentenza». —

Am.p.

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