Uccise il fratello colpendolo nel sonno L’Appello conferma la condanna a 30 anni
Major Singh agì a causa di dissidi di natura economica. Il delitto in una casa del Ghiardo dove viveva con l’anziano padre
La Corte d’Assise d’Appello di Bologna ha confermato la condanna a 30 anni di carcere per Major Singh, il cittadino di origine indiana che nella primavera del 2016, quando aveva 38 anni, uccise nel sonno il fratello maggiore Lakhvir, di 42. Per il presidente Orazio Pescatore, giudice a latere Milena Zavatti, e la giuria popolare il delitto resta un omicidio premeditato. Da qui, la pesante condanna nonostante la scelta del rito abbreviato che dà diritto a uno sconto del terzo della pena.
IL DELITTO
Era il 26 aprile di due anni fa quando venne compiuto l’efferato delitto, in una casa isolata delle campagne di Ghiardo di Bibbiano, in via Madonna di Gavasseto al civico numero civico 1.
A chiedere aiuto, quando era l’una e mezza di notte, era stato lo stesso Major, indiano da tempo emigrato in Italia tanto da avere già la cittadinanza italiana, dipendente dell’azienda agricola Scalabrini come lo era stato in precedenza il fratello: al 112 aveva raccontato che il fratello stava male e che anche lui aveva bisogno di aiuto, che aveva bevuto dell’acido. Un tentativo di suicidio, è stato accertato poco più tardi, dopo essersi sporcato le mani nel modo più atroce.
L’uomo, con diversi colpi inferti impugnando un grosso tubo di ferro, aveva infatti colpito il fratello mentre questo dormiva. Quando i carabinieri del Nucleo radiomobile di Reggio Emilia erano arrivati lo si erano trovati davanti alla tragica scena del fratello riverso su di un materasso, coperto di sangue. Ferito a morte. Mentre Major, rantolante e in preda ai conati del vomito, manifestava i segni di chi aveva ingerito un acido, di quelli che si usano in sala mungitura per pulire e sterilizzare le attrezzature.
LE RAGIONI
Il tutto era avvenuto mentre il padre infermo dei due dormiva nell’altra stanza. E non si era accorto di nulla.
Le ragioni di tanta violenza le aveva spiegate in seguito Major Singh: la contesa tra i due fratelli riguardava denaro e terreni di famiglia in India. Era convinto che il fratello avesse tenuto per sé parte del denaro che era stato ricavato dalla vendita di terreni coitenstati in India.
IL PADRE
Ieri in aula a Bologna c’era anche il padre dei due fratelli al processo. È scoppiato in lacrime davanti a quella sentenza che ha ribadito ancora una volta la tragica sorte toccata a un figlio per mano dell’altro.
Quella notte l’anziano era con loro, ma da diversi anni le sue condizioni sono precarie a causa di un ictus che lo ha colpito molto tempo fa.
Major Singh durante quest’ultima udienza ha voluto rilasciare dichiarazioni spontanee. Chiedere ancora una volta scusa a tutta la sua famiglia. Una famiglia ferita e ormai irreparabilmente divisa: la moglie dopo il delitto si è separata da lui. E pensare che, come fatto dal fratello Lakhvir con moglie e figli, anche lui, la compagna e i figli avevano nei piani di trasferirsi a Londra. Ora, si trova ristretto nel carcere di Reggio.
L’UDIENZA
Ieri la conferma della sentenza di primo grado era stata chiesta dal sostituto procuratore generale Valter Giovannini, sostenendo sia la premeditazione che l’impossibilità di concedere le attenuanti generiche. Cose che avevano chiesto i difensori, gli avvocati Federico De Belvis e Luca Andrea Brezigher. L’avvocato di parte civile, Angelo Russo, ha chiesto la conferma del risarcimento stabilito in primo grado, con una provvisionale di 200.000 euro. —
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