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Addio a Ferretti, riferimento di caseifici e cantine

Adriano Arati
Addio a Ferretti, riferimento di caseifici e cantine

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RUBIERA. Addio a un protagonista dell’agricoltura e della produzione casearia reggiana. Nelle prime ore di ieri è morto il 78enne Franco Ferretti, agricoltore in pensione di San Faustino, per decenni presidente della latteria sociale del paese e poi dirigente di altri caseifici e cantine sociali della zona della via Emilia.

CHI ERA

Ferretti, che a San Faustino ha abitato praticamente tutta la vita, è spirato all’ospedale Santa Maria Nuova di Reggio, dove era ricoverato a seguito di una brutta caduta. L’incidente ha lasciato il 78enne in gravi condizioni. Il funerale si terrà oggi, con partenza alle 13.45 dalle camere ardenti dell’ospedale per la chiesa di San Faustino dove alle 14.30 verrà officiata la funzione religiosa. Al termine, la sepoltura.

La sua scomparsa ha fatto rapidamente il giro del mondo agricolo, dove Ferretti è stato attore protagonista per decenni all’interno di Confcooperative, fra i volti noti nel mondo agricolo cooperativo “bianco” sia nella produzione del Parmigiano Reggiano che in quella del Lambrusco.

LE SUE CARICHE

Per oltre mezzo secolo, ha lavorato nel settore nella sua azienda come allevatore di vacche da latte fondamentali per il formaggio e come agricoltore. E ha vissuto i tanti stravolgimenti che hanno segnato il comparto dal secondo dopoguerra.

A lungo è stato presidente del caseificio sociale Centro San Faustino, in un periodo in cui piccole latterie cooperative erano presenti praticamente in ogni borgo, servendo un numero ristretto di allevatori. Col passare degli anni, sono arrivati gli accorpamenti, per gestire costi e passaggi di tecnologie, con la sparizione dei piccoli “caselli” e la nascita di caseifici grandi e moderni. Come l’antico Caseificio Tricolore di Gavassa, che ha raccolto attorno a sé diverse realtà della campagna a nord della via Emilia fra Reggio e Rubiera. È diventato presidente del Tricolore, gestendo le delicate trattative e le varie transazioni e le “fughe” degli imprenditori agricoli, impegnandosi anche come vicepresidente del Consorzio del Parmigiano. Successivamente, è stato vicepresidente cantina sociale Masone-Campogalliano, tra i colossi per la realizzazione del lambrusco.

LE REAZIONI

«È stato un cooperatore e dirigente appassionato e, nonostante non abbia mai cercato particolari vetrine, ha ricoperto importanti incarichi negli organi di coordinamento della cooperazione agricola e nel Consorzio del Parmigiano Reggiano, di cui fu vicepresidente», ricorda ora la centrale Confcooperative. E aggiunge: «È stato tra i protagonisti delle più intense stagioni di sviluppo della cooperazione agricola reggiana e, successivamente, di quei processi di riorganizzazione del comparto che sono stati segnati da tante aggregazioni in campo lattiero-caseario e vitivinicolo». Ora, «lascia il ricordo di un infaticabile impegno per lo sviluppo cooperativo, di una profonda umanità, di una rara capacità di ascolto e di una simpatia che l’hanno reso figura familiare e punto di riferimento per tanti cooperatori». —

Adriano Arati

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