Gazzetta di Reggio

Reggio

La merce rubata nei supermercati veniva spedita in nave in Marocco

Ambra Prati

La Municipale smantella un traffico fra Reggio e Tangeri Denunciate sei persone, appartenenti a due famiglie

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Avevano allestito un traffico alquanto redditizio per “riciclare” la merce rubata a Reggio Emilia – mediante taccheggi e soprattutto “sparizioni” di interi bancali ai danni della grande distribuzione – spedendola in nave a Tangeri, in Marocco, passando dal porto di Genova. Dopo un’indagine lunga e complessa durata mesi, la polizia municipale di Reggio Emilia ha denunciato per ricettazione – ma si potrebbe aggiungere anche il reato di furto – due nuclei familiari di origini marocchine, residenti in città da anni e ben inseriti socialmente, di età compresa dai 32 ai 68 anni: il primo nucleo formato da padre (un insospettabile imprenditore 68enne), madre e figlio; il secondo nucleo da due sorelle, più la madre di queste ultime.

IL BLITZ

L’indagine, coordinata dal pm Iacopo Berardi, ha avuto inizio nell’ottobre scorso. Lo spunto è arrivato da una serie di informazioni confidenziali, raccolte dagli agenti in borghese del Nucleo Antidegrado (l’unità è la stessa del Nucleo Antidroga), sull’esistenza di un consistente traffico di merce rubata e ricettata. Dalla prima “soffiata” pareva che si trattasse di attrezzi professionali, come ad esempio trapani. Man mano che si è approfondito, invece, si è compreso che si trattava di prodotti d’uso quotidiano, soprattutto alimentari, in volumi enormi diretti verso l’estero.

La svolta è avvenuta quando gli agenti hanno rintracciato una “prenotazione” – a nome di alcuni degli indagati – di una recente spedizione, che avrebbe dovuto avvenire l’8 novembre scorso. Il giorno precedente, il 7 novembre, è scattato il blitz della Municipale, che all’alba ha bussato alle porte di cinque abitazioni nella zona sud-ovest della città (nei quartieri di Baragalla, Regina Pacis e Villaggio Foscato).

IL SEQUESTRO

Nelle cantine delle case dei privati è saltato fuori un tesoretto. Una montagna di oggetti, pronti per essere spediti; molti ancora imballati in bancali come se si trovassero in un magazzino, altri con il brand sulla confezione singola, il cartellino dell’etichetta sui capi di abbigliamento. In totale sono stati recuperati 8mila “pezzi” di ogni tipo, che hanno riempito 15 bancali dei magazzini comunali, dove sono stati portati dopo il sequestro: da prodotti alimentari a cosmetici, dalle calzature all’abbigliamento, dai casalinghi agli elettrodomestici. Per “catalogare” tutto entro 48 ore – tempi di legge affinché il sequestro sia valido – è stato mobilitato l’intero comando di via Brigata Reggio: grazie a doppi turni e personale dislocato dagli uffici, gli agenti hanno dovuto eseguire un inventario in tempi record, aprendo le confezioni e catalogando gli oggetti, tramite il codice a barre, uno ad uno.

MERCE RESTITUITA

«Una mole di lavoro enorme. Stiamo ancora cercando di identificare i legittimi proprietari, che coincidono con quasi la totalità dei supermercati e delle catene di grandi e medie dimensioni presenti in città: nessuno è esente – afferma il comandante Stefano Poma – Siamo circa al 50% delle restituzioni e stiamo continuando le consegne. Occorre contattare ciascun marchio, che a sua volta deve verificare nell’inventario». Sulla provenienza della merce la Municipale ritiene che le stesse due famiglie fossero dedite al taccheggio seriale “diretto”, visto che in un’abitazione è stato trovato il dispositivo per rimuovere l’antitaccheggio. Non si esclude però che i canali di rifornimento fossero più sotterranei, soprattutto nella grande distribuzione, particolarmente colpita. —



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