Anziani maltrattati, un altro sconto di pena
Anche la direttrice sceglie l’abbreviato. Cinque le parti civili ammesse, compresa Coopselios, che è responsabile civile
CORREGGIO. Udienza densa e affollata, ieri a Reggio Emilia, nell’aula del giudice per l’udienza preliminare Luca Ramponi, terminata con l’ammissione di cinque parti civili pronte a far valere le proprie ragioni contro le 11 operatrici imputate nel processo sui presunti maltrattamenti nella casa di riposo di Mandriolo Superiore a Correggio.
Ad essere ammessi sono stati il Comune di Correggio, la Regione Emilia Romagna, la famiglia dell’anziano 83enne maltrattato (tutt’ora ospite nella struttura), l’Unione dei Comuni e anche Coopselios. Quest’ultima è l’azienda (rappresentata dall’avvocato Claudio Coratella del foro di Roma) che gestisce la struttura e che compare anche come responsabile civile. Una doppia veste per la coop, che se da una parte è chiamata ai risarcimenti, dall’altra si è tutelata, visto il danno derivante da errori e omissioni, che farà valere sulle operatrici finite alla sbarra.
L’inchiesta è complessa ed è partita dalle segnalazioni di due persone, il figlio di una 97enne e la figlia di un 83enne. Nella rete delle indagini sono finite 10 addette poi indagate (11 con la direttrice 34enne, accusata di omessa denuncia). Solo per quattro è rimasto il capo d’imputazione di violenza privata e maltrattamenti, mentre le altre sei devono rispondere della più lieve violenza privata, sempre ai danni dell’83enne.
Sempre ieri, per bocca dei difensori Gianni Zambelli e Chantal Frigerio (del foro di Brescia) anche la coordinatrice delle operatrici ha chiesto di poter celebrare il processo con rito abbreviato, fermando le prove ammesse a quelle della sola fase premilinare e ottenendo in caso di eventuale condanna uno sconto pari a un terzo della pena. Salgono così a quattro le imputate che hanno scelto l’abbreviato, che sarà probabilmente discusso alla prossima udienza. La coordinatrice ha però una posizione più marginale, essendo accusata di non aver denunciato i comportamenti delle colleghe. «La nostra assistita non era al corrente di questi fatti – ribadisce l’avvocato Zambelli – e quei comportamenti sono quasi tutti avvenuti in orari notturni, sfuggendo a chi fa azione di controllo». L’Ausl è stata esclusa solo nei confronti della coordinatrice anche per la mancanza di un esplicito riferimento nella costituzione di parte civile. Il processo è rinviato a fine marzo. Gli avvocati promettono battaglia rispetto alle accuse mosse dalla Procura nell’indagine coordinate dal sostituto procuratore Maria Rita Pantani. L’inchiesta aveva sollevato un polverone, con tanto di assemblee pubbliche e parenti infuriati, mentre Coopselios si è sempre difesa con i denti. Delle operatrici, solo due sono state sospese dal servizio per un anno e sono tutt’ora sospese. Al contrario, le quattro addette colpite dalla misura cautelare della sospensione per sei mesi nel frattempo sono tornate al lavoro, dislocate in diverse strutture per motivi di incompatibilità ambientale. —
Enrico Lorenzo Tidona
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