Bimba morta dopo 14 giorni: «Il cesareo fatto troppo tardi»
Guastalla, parola ai periti nel processo contro il ginecologo 63enne dell’ospedale accusato di omicidio colposo
GUASTALLA. «C’è stato un ritardo nell’espletamento del parto cesareo». È questo il punto centrale esposto venerdì 18 gennaio dai periti nominati dal tribunale di Reggio nel processo contro il ginecologo 63enne dell’ospedale di Guastalla accusato di omicidio colposo in seguito alla morte della piccola Bianca, la neonata morta l’8 marzo 2013 dopo una breve esistenza (14 giorni).
I periti Savino Pelosi e Valerio Jasonni hanno riconosciuto la responsabilità medica, compreso l’errore nella manovra di Kristeller (manovra ostetrica che ha lo scopo di facilitare l’espulsione della testa fetale e che consiste nell’applicazione di una spinta a livello del fondo dell’utero). Già secondo i consulenti di parte non poteva essere compiuta. I periti nominati dal tribunale hanno poi individuato la responsabilità del medico sui tempi del parto cesareo, che doveva essere compiuto in maniera più tempestiva. . Il pubblico ministero Valentina Salvi ha quindi riformulato il capo di imputazione prendendo le mosse dalla perizia che aggrava la posizione del medico. L’avvocato Franco Mazza, difensore dell’imputato, ha quindi chiesto il termine a difesa per valutare se produrre nuove prove.
L’imputazione faceva già riferimento ad un preciso momento del drammatico travaglio di ben quaranta ore, cioè quando venne eseguita dal ginecologo la manovra di Kristeller. Per la procura questa manovra non venne fatta in un contesto di sicurezza. Sul punto i genitori quarantenni di Bianca, attraverso la querela presentata nel maggio 2013 dall’avvocato Antonella Corrente (che li tutela sul versante penale) avevano indicato come un errore l’aver eseguito la manovra di Kristeller che aveva fatto non solo urlare dal dolore la partoriente, ma avrebbe fatto improvvisamente degenerare la situazione «tanto da rendere necessario un taglio cesareo d’urgenza non differibile per sopravvenuta sofferenza fetale». La piccola, in condizioni delicatissime, aveva ripreso l’attività cardiaca grazie a manovre rianimatorie, ma nemmeno il trasferimento al Santa Maria Nuova di Reggio la salvò.
L’autopsia effettuata al Santa Maria Nuova aveva legato la causa della morte della neonata ad una encefalopatia anossico-ischemica di grado severo (in soldoni, il cervello della neonata è stato privo dell'ossigeno necessario), poi su questo responso sono stati fatti gli ulteriori approfondimenti da parte del perito nominato in seconda battuta dal magistrato titolare dell’inchiesta. —
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