Gazzetta di Reggio

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I ricordi 

Orlandini, suo amico di partito «Lucido fino all’ultimo istante»

Luciani Salsi

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Una delle persone più vicine a Giannetto Magnanini è Vanni Orlandini, che gli è stato amico, compagno di partito e collaboratore nell'amministrazione provinciale e in Istoreco per tanti anni. «Abbiamo lavorato insieme – ricorda Orlandini – quando ero il suo vicepresidente nella commissione enti locali del partito comunista. Erano gli anni successivi al 1968, durante i quali il Pci conquistò le amministrazioni comunali della montagna e della Bassa reggiana. Poi lui fu capogruppo del Pci nel consiglio regionale. Si è consolidata allora la nostra fortissima amicizia. Anche dopo il suo trasferimento in provincia di Venezia ci sentivano spesso per telefono, l'ultima volta tre giorni fa. A Martellago, dove viveva, costruì solide relazioni con l'amministrazione comunale di centro-sinistra, in particolare con il sindaco. Negli anni Sessanta era stato capogruppo del Pci nel consiglio provinciale e nel 1969 subentrò a Gianetto Pattacini come vicepresidente. In quella veste mandò in porto la pubblicizzazione del trasporto pubblico su gomma. Era una persona molto saggia, che ispirava la sua azione agli ideali del comunismo. Le sue prime preoccupazioni erano rivolte ai lavoratori e alle persone bisognose. Ha speso tutta la vita in questo modo. Era schierato con Ingrao e non accettò la fine del Pci. Militò nel Pds, nei Ds, ma poi aderì a Rifondazione comunista e ultimamente a Leu. Io, invece, stavo dalla parte di Napolitano, ma avevamo in comune l'idea dell'unità della sinistra. La nostra amicizia si è cementata a Istoreco, di cui lui era presidente e io direttore. Avevamo il rimpianto di non essere riusciti a fare di Istoreco un'istituzione di tutta la città e la provincia e a costruire un museo di tutta la Resistenza reggiana accanto al museo Cervi. Fino agli ultimi giorni Giannetto ha mantenuto la lucidità della mente, nonostante la debolezza dell'udito. Da decenni gli riportavo sempre le cronache della Reggiana, di cui era tifosissimo. Mi ha chiesto l'esito della partita anche quindici giorni fa, quando era ricoverato in ospedale». Alessandro Carri ricorda un particolare poco noto della sua biografia: «Magnanini – dice – era uno dei molti nipoti dell'industriale Lombardini, che lo assunse in fabbrica chiedendogli di non interessarsi di politica. Lui, però, fece una scelta diversa. Entrato nella federazione giovanile comunista, ne fece parte della segreteria nazionale di cui era segretario Enrico Berlinguer. Due mesi fa andai a trovarlo e lui mi mostrò i bigliettini della corrispondenza avuta con Berlinguer».

Giorgio Zanni, attuale presidente della Provincia, sottolinea che Magnanini ne fu protagonista dal 1964 al 1970, ricoprendo alla fine della legislatura la carica di vicepresidente di Franco Ferrari, subentrando a Giannetto Pattacini e rilevandone la delega alla programmazione provinciale. —





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