Pausa pranzo libera per visitare Reggio Emilia «Ma qui è tutto chiuso»
La città ha tanto da offrire ai turisti, ma gli orari non ne rispecchiano le esigenze: «Reggio è molto gradevole, un peccato che non sia maggiormente valorizzata»
REGGIO EMILIA. Quando si possiede un gioiello si ha una medaglia a due facce. Da un lato il desiderio di mostrarne al mondo la bellezza, dall’altro la volontà di proteggerlo da occhi indiscreti.
Noi una pietra preziosa la possediamo e ce la troviamo in casa: la nostra città. Tuttavia più che nasconderla, sembra non esserci la consapevolezza della ricchezza che Reggio Emilia offre, un luogo di storia e cultura.
Possedere un tesoro del genere è motivo d’orgoglio, ma anche di responsabilità. Quella di tutti i cittadini reggiani, i quali spesso non sono a conoscenza di quanto musei e spazi pubblici mettono a disposizione, ma anche quella delle istituzioni, che hanno il compito di occuparsene.
Non volendo assolvere i reggiani dal loro ruolo, è alle seconde che ci si rivolge nell’interrogarsi su quale criterio si struttura il turismo in città.
«Oggi come oggi Reggio è tutt’altro che una meta turistica, ma non conoscerla è una grave perdita per il nostro spirito. Sì, perché – forse nemmeno i reggiani lo sanno – Reggio ha da offrire bellezze architettoniche e artistiche che non hanno nulla da invidiare a città come Firenze o Venezia». Queste le parole del critico d’arte Vittorio Sgarbi, che nel maggio 2018 era in città per la rubrica “Panorama d’Italia”.
Ora, a tutti sono noti i toni spesso eccessivi dello studioso, ciononostante in materia di critica artistica risulterebbe utile partire dalla sua visione per rendere Reggio Emilia una città più turistica. D’altronde Sgarbi ha anche aggiunto: «Reggio è talmente riparata che nessuno se ne accorge. È una città che non rientra nei grandi circuiti d’arte, però non è che manchino le bellezze».
Ecco allora che queste parole dovrebbero offrire uno spunto per valorizzare Reggio Emilia, renderla una vetrina allettante per i turisti, una meta che nulla ha da invidiare alle cittadine vicine, come Parma o Modena.
Certo la città difficilmente potrà vivere del solo turismo, ma cosa ci impedisce di aspirare a qualcosa di più?
Per ora il primo ostacolo, con ogni probabilità, sono gli orari di visita di luoghi come il Palazzo dei Musei, la Galleria Parmeggiani, il Museo del Tricolore, il Museo di storia della Psichiatria, il Mauriziano, o le difficoltà nel trovare aperti punti d’interesse come la Sinagoga, la Ghiara o il Teatro Valli.
Diversi tra questi spazi vantano l’ingresso gratuito, tuttavia presentano diverse ore di buco, nelle quali l’ingresso al turista o al semplice cittadino è impedito.
Un problema testimoniato da visitatori reali che, di passaggio in città, hanno avuto la spiacevole sorpresa di trovare tutto chiuso nelle ore centrali del giorno. È il caso di Carlo Vitella, residente a Milano e in città per motivi personali, che ha raccontato davanti alle porte chiuse della Basilica della Ghiara: «Avevo tre ore libere e ne volevo approfittare per visitare Reggio. È da tanti anni che non vengo, era l’occasione giusta per rinfrescare la memoria, tuttavia ho trovato Duomo, San Prospero e Ghiara chiusi. Capisco che ci debbano essere degli orari di chiusura ma sono stupito si tratti di un intervallo così ampio, quattro ore nel cuore della giornata sono tante».
Prima di andarsene ha poi voluto aggiungere: «Reggio Emilia è una città molto gradevole, è un peccato che non sia valorizzata di più».
La sua testimonianza è la prova tangibile della presenza dei visitatori e non solo: se si vuole una maggior affluenza si deve acquisire una mentalità diversa.
Un discorso leggermente a parte deve essere dedicato al Teatro Valli, nucleo d’arte e bellezza, che richiede una mezza impresa per essere visitato. Infatti, escludendo l’ingresso per partecipare agli spettacoli, al pubblico risulta aperto per le visite solo in determinati giorni dell’anno, in concomitanza di dati eventi o, in alternativa, per tour di gruppo, con un numero minimo di 15 partecipanti.
Sicuramente aderire a iniziative come le domeniche al museo o incentivare i giovani a partecipare alle mostre sono un toccasana per la città, ma affinché lo scrigno di storia e cultura racchiuso nell’esagono si riveli, serve qualcosa di più, in primis la consapevolezza di quanto Reggio ha da offrire. —
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