«Per tenere aperto servono più risorse»
Così la dirigente del Palazzo dei Musei, Elisabetta Farioli «Il nostro target sono le scuole, ma ora serve una svolta»
Negli ultimi anni tante le prove che testimoniano la volontà di rendere Reggio una città con la “C” maiuscola.
Tutte iniziative straordinarie per portare lavoratori e turisti a casa nostra. Tuttavia proiettarsi solamente nell’ottica di grandi progetti, senza curare le fondamenta, appare un po’ limitativo.
In questo rientra il discorso sugli orari e l’apertura di luoghi d’attrazione turistica, come musei e chiese.
Infatti immedesimandosi in un visitatore che ha scelto Reggio come meta turistica per l’inverno o un lavoratore che fa sosta in città, questi avranno la possibilità di visitare i musei del centro solo la mattina o nel pomeriggio dei weekend, a partire dalle 16, un orario non ideale, dato che dopo pranzo si presenta un vuoto di diverse ore e l’arrivo del buio segna già il volgersi al termine della giornata.
«I nostri orari sono studiati sul target della scuola. È innegabile che vi sia un buco di diverse ore nei weekend e nei pomeriggi feriali, ma per una soluzione del genere si richiedono maggiori aperture e conseguentemente una quantità di finanziamenti ben maggiore», commenta la dirigente del Palazzo dei Musei Elisabetta Farioli.
«Comprendiamo – spiega la Farioli – che per il singolo turista diventi complicato gestire una situazione del genere, è un problema di cui si è già parlato in passato, ma per il quale non si è ancora riuscita a trovare una soluzione. Lo stesso Ufficio Turistico di Reggio Emilia si è posto questo interrogativo e ha tentato di ovviare al disagio, ad esempio permettendo di prenotare visite private per i gruppi durante le ore di chiusura dei musei». Proprio in merito alle ore centrali della giornata, la rappresentante dei musei spiega: «Anni fa si era anche fatto in modo di tenere aperto il Palazzo dei Musei durante la pausa pranzo, nella speranza che gli universitari di viale Allegri fossero incentivati a visitare le esposizioni. Non fu un successo. Con la stessa università si era stabilito un dialogo per avanzare idee, come la visita “on demand” (chiami, prenoti e apriamo le porte), tuttavia un’iniziativa del genere richiede disponibilità di risorse e personale».
«Il rischio – prosegue Elisabetta Farioli – è che si tenga aperto e poi non arrivi nessuno, provocando perdite non indifferenti. Questa non è una giustificazione, infatti è nostro dovere pensare in maniera nuova. La volontà c’è, ne sono testimonianza l’adattamento degli orari in occasione delle mostre. Purtroppo non è facile, ma sicuramente è nostro dovere provarci».
Proprio in merito a questo racconta: «L’organizzazione “Destinazione Turistica” ha invitato tutti gli operatori del settore a vedere le proprie città non come piccoli centri, bensì come luoghi dove, dati alla mano, i turisti sono in crescita. D’altronde il turismo di nicchia è in evoluzione, Reggio sta cambiando e si deve avere la consapevolezza di quanto di bello ha da offrire. Non solo per chi viene da fuori, ma anche dai reggiani, i quali spesso non sono consci di quanto la città può garantire loro, in termini di cultura e conoscenza». —
R.P.
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