Pornografia minorile, offre cellulari a due ragazzine in cambio di foto osé: orco a processo
Un 33enne ha tentato di adescare due adolescenti sui social ricorrendo anche a minacce. Le ragazzine l’hanno denunciato
REGGIO EMILIA. Ha il doppio dei loro hanno ma ciò non lo ha certo fermato quando si è trattato di contattare due ragazzine minorenni tramite i social, tempestandole di messaggi scabrosi per chiedere loro foto delle loro parti intime in cambio di cellulari.
È l’ennesimo orco che si nasconde nel mare magnum del web, che è finito però nella rete dei carabinieri perché le due 16enni, nonostante il turbamento per quelle frasi oscene rivolte loro dall’uomo di 33 anni, non hanno mai inviato le foto richieste e hanno invece avvertito i genitori che hanno fatto intervenire i militari. L’uomo finito sotto accusa è ora alla sbarra dopo il rinvio a giudizio che gli è valso l’imputazione per adescamento di minorenni allo scopo di compiere reati in materia di pornografia minorile e contro la libertà sessuale.
Tre giorni fa è stato sentito come testimone dal giudice Sarah Iusto il carabiniere che ha effettuato le indagini. A processo le due vittime minorenni si sono costituite parte civile tramite i genitori, rappresentate dall’avvocato Domenico Noris Bucchi.
L’imputato non è mai comparso in udienza: risulta infatti residente in un’altra regione, senza essere stato sottoposto a misure restrittive. Il suo difensore, l’avvocato reggiano Tommaso Lombardini, ha sempre contestato l’individuazione del suo cliente. «Tramite richiesta all’operatore telefonico è stato individuato il numero di telefono dal quale partivano le richieste di consegna di immagini delle parti intime della ragazze - dice l’avvocato - ma non è mai stato sequestrato il telefono e manca un riscontro effettivo. Nemmeno io ho mai visto il mio cliente».
Secondo l’accusa l’uomo era deciso a tutto pur di farsi consegnare le foto dalle due adolescenti, alle quali ha prima offerto i telefoni, millantando peraltro di essere un negoziante del settore, cosa risultata poi falsa. Ma non si trattava dell’unica bugia: una montagna di menzogne era infatti alla base dell’adescamento.
Ci sono anche dubbi sulla veridicità della foto del profilo facebook con il quale sono state poi contattate le giovani tramite Messenger e Whatsapp. Chiedeva alla vittime dettagli delle loro parti intime, minacciando poi di cercarle qualora le sue richieste non fossero state soddisfatte. Aveva inviato anche messaggi assicurando che avrebbe rintracciato una delle ragazze se non avesse soddisfatto quelle richieste.
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