Pro loco, dimissioni di massa A sbattere la porta sono in 12
Si tratta del gruppo dei giovani che da due anni partecipano attivamente all’organizzazione di eventi. «Ci hanno negato di andare a elezioni. Ora basta»
Brescello. Fuga di massa dalla Pro loco di Brescello. Sono 12 giovani volontari ad aver detto “basta” al volontariato nella storica associazione dopo aver collaborato assiduamente all’organizzazione di eventi – rigorosamente “a base” di Don Camillo e Peppone – che hanno richiamato migliaia di persone. A portare alla ribalta la questione è stato un post pubblicato su Facebook ieri pomeriggio da alcuni dei volontari “transfughi”, che in breve tempo è arrivato sulle bacheche di numerosi cittadini di Brescello.
Alla base sembra esservi il più classico degli scontri generazionali, con i “nuovi” che accusano i “vecchi” di non lasciare loro il passo all’interno del gruppo presieduto da Gabriele Carpi, storico presidente e padre dell’assessore Giuditta Carpi.
«Circa due anni fa – si legge nella nota che annuncia le dimissioni dei 12 – ci siamo avvicinati alla Pro loco come gruppo di giovani ragazzi brescellesi, di età diverse, ma con la voglia comune di fare qualcosa per il proprio paese. Lo abbiamo fatto nel modo più graduale possibile: ci siamo tesserati in 15-20, e due di noi sono stati eletti nel consiglio direttivo, assieme ai rappresentanti più “anziani”, che hanno mantenuto le cariche più importanti e la maggioranza del consiglio. Abbiamo un modo di agire e di pensare che è totalmente diverso da quello dei vertici della Pro loco. Non vogliamo entrare nel merito, non è nel nostro stile, ma chi rimarrà nella Pro loco Brescello sa benissimo quali sono state le critiche mosse dal nostro gruppo attraverso i nostri due consiglieri, sin dal giorno 1 del loro insediamento. Tre mesi fa abbiamo deciso di dare un ultimatum: abbiamo chiesto al consiglio attuale di dimettersi per andare a nuove elezioni, chiedendo agli attuali membri di rimanere in maniera attiva. Se noi avessimo vinto le elezioni, avremmo avuto un presidente e un consiglio direttivo espressione del nostro gruppo. Pensavamo che, mantenendo i più anziani come controllori, avremmo potuto dare una ventata di aria fresca a 360 gradi, ma per l’ennesima volta ci eravamo illusi». —
A.V.
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