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E Guido Riccio divenne il signor G.R. Le smemoratezze di Reggio storica

Stefano Scansani
E Guido Riccio divenne il signor G.R. Le smemoratezze di Reggio storica

Il condottiero di Fogliano dà il nome a una strada: via Fogliani. Eppure lui trionfa nel celebre grande affresco di Siena

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Se lo chiede anche il murales: “Ma chi è G.R. da Fogliano?”. La pittura se ne sta ferma e querula su una cabina elettrica giallina in prossimità dell’incrocio tra via Cisalpina e, appunto, via G.R. Fogliani. L’artista comunque pare essere al corrente della risposta, perché nell’opera, accanto alla domanda, propone anche il profilo del personaggio, con una salutare correzione del cognome: non Fogliani come vuole la toponomastica, ma da Fogliano. Sì, dal sobborgo cittadino a sudest dell’esagono, dopo le Due Maestà e in direzione di Scandiano.

L’artista della cabina elettrica fa due cose: pone la domanda e fornisce la risposta, confermando di conoscere la storia e fornendo un indizio ai reggiani che Fogliani non sanno proprio chi sia.

L’asciutta e burocratica sintesi sul cartello stradale G.R. sta per Guido Riccio o, se volete, tutto d’un fiato Guidoriccio. E per intercettarlo bisogna andare bene indietro, molto indietro, precisamente nel Trecento. Il da Fogliano quindi non appartiene alla contemporaneità, neanche alla modernità, ma al Medioevo. E in quel tempo il personaggio che merita l’intitolazione della via che sbuca su viale Isonzo, proprio davanti a via Allegri, era di prima grandezza. Un uomo molto potente, temuto, pagato, ritratto.

Ecco, ritratto. È proprio Guido Riccio da Fogliano l’uomo in sella a un cavallo bardato quanto il suo abito ornato in oro e losanghe nere, che è fulcro e unico attore di uno dei dipinti più importanti ed esemplari del Trecento italiano. L’opera d’arte fa parte dell’immaginario collettivo, del già visto, del patrimonio di chi ha percorso l’Italia, ha almeno sfogliato libri, è stato a Siena.

L’affresco che raffigura Guido Riccio da Fogliano all’assedio di Montemassi è infatti uno dei pezzi forti del Palazzo Pubblico della città toscana. Copre un’intera parete della Sala del Mappamondo: si sviluppa su una superficie di 3,40 metri per 9,68, e fa compagnia alla Maestà di Simone Martini. L’affresco è attribuito allo stesso artista e datato convenzionalmente al 1330. Recenti studi fanno ritenere che l’opera originaria abbia subìto rifacimenti nel Quattrocento.

Che ci fa un reggiano di Fogliano nel ruolo di unico interprete in una così smisurata raffigurazione? L’eroe. Semplicemente e totalmente l’eroe. Il capitano di ventura nacque a Reggio nel 1290 e morì nel 1352. Rappresentante di una potentissima famiglia guelfa (in lotta con altre per decenni) fu vicario imperiale per la città di Reggio. Fra le condotte militari la più importante ed eternata nell’affresco, vi fu quella affidatagli da Siena per la conquista di vari castelli - quello di Montemassi - e contrade nella Maremma, sconfiggendo i pisani e gli Aldobrandeschi. Guido Riccio conquistò anche Scansano, Arcidosso e Massa Marittima. Ne fece le spese il ghibellino Castruccio Castracani, signore di Lucca. Il dipinto senese è celebre anche per il suo orizzonte appenninico irto di castelli e popolato da un accampamento militare. Nel bel mezzo il signore di Fogliano a cavallo, di profilo, come nella migliore tradizione militare onoraria. Guido Riccio tornò a casa, sulla via Emilia, dopo essere stato allontanato da Siena, forse perché la vittoria maremmana l’aveva reso troppo potente. Chiamato a governare la sua Reggio, Guido Riccio dovette presto abbandonare il Crostolo perché la città era passata nei domini dei Gonzaga di Mantova. Esule in Veneto, il condottiero divenne podestà di Padova e di Verona. Verso la fine della sua vita divenne il referente per numerose trattative di pace fra le città venete, lombarde ed emiliane. Infine il ritorno a Siena, dove il da Fogliano morì il 16 giugno del 1352.

Fu sepolto nella chiesa di San Domenico a spese del Comune. Ecco ritrovato un reggiano disperso, anche nel nome - chissà perché - mimetizzato nell’atlante stradale extra centro storico di Reggio. G.R. Fogliani. —

Stefano Scansani

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