«No al razzismo Va buttato giù il governo fascista di Salvini e Di Maio»
I comunisti contro il clima di odio e negazione della storia «Da respingere i revisionismi e lo sfruttamento dei deboli»
Le bandiere rosse con falce e martello hanno riempito anche quest’anno l’omonima piazza di Cavriago per celebrare il 95esimo anniversario della morte di Lenin, padre della Rivoluzione d’Ottobre e maestro del socialismo internazionale. Il ritrovo di ieri mattina ha visto gli interventi e le orazioni ufficiali di Denis Branzanti, organizzatore dell’iniziativa e responsabile per l’Emilia Romagna del Pmli (Partito marxista leninista italiano) e dei compagni e militanti di partito Angelo Urgo e Alessandro Fontanesi. Non si è trattato di una mera commemorazione “nostalgica” per ricordare ciò che si è fatto e ciò che si sarebbe dovuto fare per migliorare le condizioni della società, nonostante il consueto omaggio davanti al busto che raffigura il politico sovietico, ma si è ribadito come la memoria vada attualizzata contrastando la rinascita di movimenti fascisti e razzisti.
Ai piedi della statua, infatti, sono state affisse due locandine che raffigurano gli attuali vicepresidenti del Consiglio dei ministri Matteo Salvini e Luigi Di Maio in abiti che rievocano il regime mussoliniano, con la scritta «Buttiamo giù il governo nero fascista e razzista Salvini-Di Maio» e il simbolo del fascio sotto forma di divieto che dice «Fermare il fascismo e il razzismo». Tutti i presenti, tra cui un gruppo di giovani ragazzi rappresentanti della Fgci Emilia Romagna con a capo Corrado Gallo, hanno fatto sentire la propria voce, protestando contro il clima di odio e negazione della storia che in questi ultimi mesi hanno segnato in negativo l’affermazione di un presente societario avulso, che non fa più riferimento a principi del passato. Si sono rimpianti eventi storici come la Rivoluzione d’Ottobre e la fondazione del Partito comunista, come hanno dimostrato le urla revansciste che hanno interrotto varie volte gli interventi programmati. I recenti fatti accaduti proprio a Reggio Emilia, quali il tesseramento di Casa Pound e la protesta contro il decreto sicurezza varato dal governo, hanno contribuito alla condanna emersa durante la protesta contro un governo di pochi in cui ogni giorno crescono le ingiustizie, le disuguaglianze, la paura del prossimo e dove il lavoro sembra divenire sempre più un privilegio piuttosto che un diritto.
«Vanno respinti con forza i revisionismi tanto di destra quanto di sinistra — dichiarano fermamente Branzanti, Urgo e Fontanesi —. Si sta tornando verso un sistema di sfruttamento delle classi più deboli. Oggi più che mai dobbiamo continuare a batterci per le medesime ragioni per cui Lenin si è battuto, dimostrando così che un futuro diverso può esistere e si può costruire. Affrontiamo insieme questa sfida».
In piazza Lenin non erano presenti solo cittadini reggiani, bensì compagni provenienti da altre zone d’Italia, sintomo che non solo vi è una forte nostalgia, ma che la paura che la storia torni «sotto forma di farsa», come diceva Karl Marx, si stia diffondendo sempre di più. —
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