Unieco, il crac tocca quota un miliardo: pronte le lettere per tremila creditori
Ultimi dettagli per il deposito dello stato passivo: debiti diretti di oltre 500 milioni, che raddoppiano con le partecipate
REGGIO EMILIA. Per la definizione dello stato passivo, che sarà depositato a breve, ormai mancherebbero soltanto gli ultimi dettagli. E nelle prossime settimane, fra fine gennaio e inizio febbraio, il commissario liquidatore, Corrado Baldini, comincerà a spedire le lettere indirizzate a oltre tremila creditori. Nel frattempo, martedì scorso è stata definitivamente ultimata la cessione di Clf-Uniferr, che ha consentito di incassare una cifra pari a 24,6 milioni di euro. E nei prossimi giorni, sulla base dell’istanza avanzata tra il settembre e l’ottobre 2018, potrebbe finalmente giungere in dirittura d’arrivo anche la dichiarazione dello stato di insolvenza, dopo l’udienza che si è svolta in tribunale mercoledì 16, durante la quale non è stata sollevata nessuna forma di opposizione. Un passaggio tecnico, quest’ultimo, che tuttavia rappresenta una sorta di presa d’atto definitiva. Ma che avviene proprio nel momento in cui la complessa procedura di liquidazione coatta di Unieco sta entrando in una fase cruciale.
IL PASSIVO. Oltre 500 milioni di euro. Si aggira su queste cifre il passivo diretto per l’ex colosso di via Ruini, franato il 7 aprile 2017 fra polemiche e veleni senza fine, mandando in fumo i risparmi per circa 1.200 soci sotto i colpi di un indebitamento che, nell’ottobre 2016, era lievitato fino a sfiorare i 670 milioni, con un patrimonio netto negativo pari a 81 milioni e 830 mila. Debiti che, ad oggi, toccherebbero quota un miliardo di euro, nel caso in cui si mettano in conto le differenti situazioni debitorie riconducibili a diverse realtà della magmatica galassia di partecipate e controllate.
L’IMPERO FRANATO. Nel dicembre 2014, due anni e mezzo prima del crac, Unieco registrava ancora partecipazioni in 131 società, diciannove delle quali indicate all’epoca in liquidazione, in un sistema di ramificazioni che rifletteva le molteplici attività di quella che – fra controllate e quote infinitesimali in altri imprese – è stata una vera holding cooperativa. Nel 2017, le partecipate erano suddivise fra un’area cantieri estesa fino all’estero (con 53 società partecipate dirette, tra attive e in liquidazione), un’area immobiliare (42 tra attive e in liquidazione), un’area industriale (15) e un comparto “project” (21 tra attive e in liquidazione).
LE BANCHE. Fra i circa 3.000 creditori, una parte significativa è rappresentata soprattutto dalle banche e dagli istituti di credito, compresa la Carige, al centro del delicato piano di salvataggio messo in campo dal governo, che a livello nazionale non ha mancato di sollevare polemiche.
RECUPERO CREDITI. Intanto, dal giorno della nomina di Baldini, avvenuta il 10 aprile 2017, la procedura ha finora incassato una cifra pari a circa 50 milioni di euro, riuscendo a chiudere importanti operazioni in un contesto di certo non facile. Non solo per la complessa situazione della stessa Unieco, che nel momento del crac rispetto ad esempio all’ex consorella Coopsette aveva una ramificazione societaria decisamente più ingarbugliata, per la quale sono necessari tempi tecnici piuttosto lunghi, legati ad ogni singola società, fra perizie di stima, via libera ministeriali e gare ad evidenza pubblica della durata di 30 giorni ciascuna. Ma anche per le difficoltà legate a un mercato che stenta ancora ad uscire concretamente dalla crisi senza continuare a mietere vittime in ogni settore.
NUOVO OSSIGENO. È anche per questo motivo che la cessione di Clf-Uniferr, conclusa martedì scorso per una cifra di 24,6 milioni, è stata accolta come un successo e una boccata d’ossigeno, dopo una prima gara ad evidenza pubblica andata deserta e al termine della lunga trattativa intavolata con Strukton Rail, gruppo olandese che deteneva le restanti quote societari. Un’operazione avviata prima dell’estate, con l’apertura di una procedura per la presentazione di un’offerta vincolante per l’acquisizione del 40% del capitale delle due società leader nel settore dell’armamento ferroviario e metropolitano.
LE CHIUSURE. Fra le operazioni di rilievo chiuse durante la procedura, alla quale attualmente sono impegnati 18 dipendenti Unieco, la recente cessione della Fornace di Fosdondo, vicenda esemplare di workers buyout, riacquistata dai lavoratori su un prezzo base fissato in 450mila euro. E poi: il recupero di circa sette milioni di euro nell’ambito del progetto Area12, ovvero la realizzazione del centro commerciale con Nordi Conad e Cmb allo Juventus Stadium di Torino, oppure la vendita della Cofar di Felina, una delle piccole realtà nella galassia, acquisita dalla Emiliana Conglomerati di Coviolo – di proprietà del Ccfs – per 1,2 milioni di euro. Già chiusi da novembre gli accordi sui cantieri Integra, ovvero 12 cantieri su tutto il territorio nazionale per un valore di circa sei milioni, e su quello di Locate District allo Scalo Milano City Style, per ulteriori 3,7 milioni di euro.
IL PIATTO FORTE. Ventidue, infine, le manifestazioni di interesse presentate in fase di pre-soundindg per quanto riguarda Unieco Holding Ambiente, il “cespite” principale del colosso di via Ruini, il vero piatto forte della procedura, su cui avrebbero messo gli occhi da tempo – fra gli altri – Iren, Aimag, Eco Eridania, Estra, la spagnola Tradebe e i principali player impegnati nel settore rifiuti e bonifiche. Un colosso del settore, al centro di un processo di riorganizzazione e di accorpamento per un totale di venti società distribuite in cinque regioni (Emilia Romagna, Toscana, Piemonte, Marche, Puglia), con una ricca dotazione tra impianti e piattaforme. E con un bilancio consolidato che viaggia verso i 140 milioni e supera i 250 milioni se si considera quanto gestito tramite personale proprio nelle società collegate. Per accaparrarsela, è in programma una gara ad evidenza che, presumibilmente, prenderà il via a partire dal mese di marzo. —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
