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Reggio Emilia, rapina alla sala Admiral con pistola e maschere: condannati i due banditi

Enrico Lorenzo Tidona
Reggio Emilia, rapina alla sala Admiral con pistola e maschere: condannati i due banditi

Pistole alla mano erano entrati in due nella sala scommesse durante l’orario di apertura e si erano fatti consegnare l’incasso, oltre a rifarsi su collane e gioielli delle dipendenti davanti a clienti atterriti

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REGGIO EMILIA. È stata una delle più pericolose rapine degli ultimi tempi a Reggio Emilia. Pistole alla mano sono entrati in due nella sala scommesse Admiral di viale Piave durante l’orario di apertura e si sono fatti consegnare l’incasso, oltre a rifarsi su collane e gioielli delle dipendenti davanti a clienti atterriti.

Un colpo sventato poi da due poliziotti, che li hanno arrestati mentre arrivavano i rinforzi. Ieri, al processo celebrato con rito abbreviato, per Ahmed Cherif (tunisino di 34 anni difeso da Debora Corradini) e Mohamade Alkharazi (marocchino di 27 anni difeso dall’avvocato Domenico Noris Bucchi), sono giunte le condanne, rispettivamente a 5 anni e 4 mesi e 4 anni per rapina aggravata.

Il tunisino, che gravita su Bologna, aveva una sfilza di precedenti (spaccio e rapina) mentre l’altro aveva una segnalazione per immigrazione clandestina.

Il giudice per l’udienza preliminare Luca Ramponi ha ricostruito i fatti secondo quanto raccolto dal pm Giacomo Forte fino al rinvio a giudizio dei due che, l’11 agosto dell’anno scorso, erano entrati nella sala vlt ai margini del centro storico per mettere a segno la rapina.

Appena dentro, Cherif ha puntato una pistola contro una delle dipendenti, intimando poi a un’altra commessa di non muoversi, mentre Alkharazi le strappava di dosso una collana e un paio di orecchini in oro. Cherif ha poi urlato alla donna di aprire il cassetto del bar prendendo 100 euro e, sempre sotto la minaccia della pistola, di aprire il cassetto sotto il banco, portandosi via altri 1.830 euro.

La pistola era una Beretta calibro 22, detenuta illegalmente da Cherif e con matricola abrasa, come hanno potuto constatare le forze dell’ordine precipitatesi in viale Piave. A fermarli fu un assistente capo della questura, che li aveva immobilizzati mentre il collega chiamava rinforzi. Al suo arrivo la pistola era sparita ma, dallo sguardo terrorizzato delle due addette, l’agente aveva compreso la situazione e ammanettato i due rapinatori, nonostante uno dei due avesse in tasca una pistola con il colpo in canna, pronta a sparare. —


 

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