Scandalo diamanti, la società fallisce e per i risparmiatori i tempi si allungano
Bloccati gli accordi stipulati con le banche intermediarie Soragni (Federconsumatori): «La situazione è complicata»
REGGIO EMILIA. Si allungano i tempi e si complicano le procedure per i risparmiatori che vogliono recuperare il denaro investito nei diamanti della Intermarket Diamond Business. Il fallimento della società, dichiarato dal tribunale di Milano il 15 gennaio, ha temporaneamente bloccato l’attuazione degli accordi stipulati con le banche intermediarie. Ora tutto è nelle mani del curatore fallimentare, che deve inventariare i beni di Idb con i quali saranno rimborsati i creditori.
In custodia
Il problema si pone per coloro che, dopo avere acquistato i diamanti, li avevano lasciati in custodia nelle casse della società. Il curatore potrà requisirli per includerli nel patrimonio societario da usare per pagare i debiti? In tal caso i risparmiatori, già penalizzati dal crollo del valore dei preziosi, si vedrebbero doppiamente beffati. È un’ipotesi estrema, che Federconsumatori esclude, mentre un'altra associazione, Assoutenti, la ritiene possibile e lancia perciò l'allarme: «La dichiarazione di fallimento obbliga tutti coloro che avevano acquistato diamanti da Idb, lasciandoli in deposito alla società fallita, a rivolgersi al tribunale fallimentare di Milano per ottenerli indietro. Il fallimento spinge ad agire con rapidità per ottenere il recupero dei diamanti, al fine di evitare che vengano acquisiti alla procedura di fallimento (aggiungendo al danno la beffa di perdere anche il diamante)». Quindi Assoutenti consiglia di promuovere le azioni di restituzione dei diamanti entro l’8 marzo, nel termine di legge di trenta giorni prima dell'udienza fissata dal tribunale al prossimo 8 aprile.
Niente allarmismi
Rino Soragni, presidente provinciale di Federconsumatori, tranquillizza: «La situazione è complicata, ma l'allarmismo è fuori luogo. La società fallita era tenuta a tenere separati dai propri averi i diamanti ricevuti in custodia dai risparmiatori, che perciò non sono a disposizione del curatore. Prima di muoverci dobbiamo capire quali siano le procedure che questi intende seguire, per non incorrere in errori formali. Alla fine della settimana avremo un colloquio con lui. Allora sapremo come formulare le comunicazioni dei nostri assistiti, che devono documentare i propri investimenti».
Prima del fallimento
Federconsumatori, però, non aveva aspettato il fallimento per esortare i risparmiatori a cautelarsi: «Li abbiamo sempre invitati – spiega Soragni – a chiedere la restituzione dei preziosi depositati, che all'inizio venivano riconsegnati nel giro di 30-60 giorni. Poi i tempi si sono progressivamente allungati. Le ultime spedizioni sono state fatte prima di Natale». In questa spinosa vicenda, che ha avuto un risvolto tragico nel suicidio del titolare di Idb, il vezzanese Claudio Giacobazzi, sono coinvolte le banche intermediarie, corresponsabili della vendita dei diamanti a prezzi molto più alti di quelli poi fissati dal mercato. Di fronte alla sollevazione degli acquirenti tutelati dalle associazioni dei consumatori Unicredit ha accettato di riprendersi i preziosi pagando lo stesso prezzo iniziale. Quasi tutte le cinquanta posizioni curate da Federconsumatori si sono già risolte positivamente. Rimane invece sospesa la quasi totalità delle 380 controversie con la Banca Popolare di Milano (ex-Banco San Geminiano e San Prospero). Per giunta nella metà di questi casi i diamanti sono depositati all'Idb. Bpm non vuole iacquistarli. È disposta solo a rifondere una parte del prezzo d'acquisto. Infine rimane da definire un accordo con il Monte dei Paschi di Siena, a cui si riferisce una cinquantina di posizioni curate da Federconsumatori. —
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