Vittime dei naufragi, appello del vescovo «Sono vite disperate, preghiamo per loro»
Camisasca invita alla riflessione sui migranti morti in mare. «Speranza di poter costruire assieme una nuova pagina»
REGGIO EMILIA. «Le vite disperate dei nostri fratelli finiti in fondo al Mediterraneo durante questi giorni mi hanno profondamente segnato. Invito tutta la Diocesi a unirsi alla mia preghiera, così come inviterò i giovani che si incontreranno sabato in cattedrale in occasione della Giornata mondiale della gioventù a ricordare le vittime dei naufragi».. È l’appello del vescovo di Reggio Emilia e Guastalla, Massimo Camisasca, che ieri in occasione della presentazione del suo ultimo libro, intitolato “Oltre la paura”, ha voluto dedicare un momento di silenzio e di preghiera ai migranti morti nel Mediterraneo, scuotendo le coscienze sull’ennesima tragedia del mare: una strage senza fine, costata la vita solo nei giorni scorsi a circa 170 migranti, annegati in due distinti naufragi in poche ore, nel tentativo di cercare un futuro migliore.
Una tragedia che domenica scorsa, in occasione dell’Angelus, anche Papa Francesco aveva definito tra i suoi «dolori nel cuore»: «Penso alle 170 vittime dei naufragi nel Mediterraneo – aveva detto il Pontefice – Cercavano un futuro per la loro vita, vittime forse di trafficanti di esseri umani. Preghiamo per loro e per coloro che hanno la responsabilità di quello che è successo».
Anche questa sera il vescovo dedicherà a queste vittime un altro momento di silenzio, alle 20, in occasione del rosario che ogni mese viene recitato «nella cappella della mia casa, con tutti coloro che vorranno pregare con me».
«In questi giorni dedicati alla memoria – prosegue Camisasca – mi è tornato alla mente il libro di Primo Levi, “Se questo è un uomo”, e la lettura che egli fa del canto di Ulisse della Commedia di Dante, nel terribile contesto del lager nazista. In fin che il mar fu sopra noi richiuso: così conclude Dante. Coloro che fuggono dall’Africa ci devono portare a una riflessione senza scusanti verso i trafficanti di vite umane». Per Camisasca, tuttavia, «nello stesso tempo ci devono far riflettere sulla vicenda di queste persone che, consapevoli o no di cosa potrebbe attenderle, sfidano ogni rischio in nome di un futuro diverso, ricercato oltre ogni speranza. Esse diventano così un’immagine del nostro tempo. Ad esse dobbiamo offrire la roccia della nostra fede e della nostra carità, e la speranza di poter costruire assieme una nuova pagina». —
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