Fiere, oggi l’esito dell’asta Terminal One non fa offerte
Nessuna proposta dalla cordata di imprenditori che gestisce il ramo eventi Alle 14 l’apertura di eventuali buste, non si esclude l’ipotesi di un terzo bando
Terminal One non ha presentato alcuna offerta. Almeno fino a ieri. E solo oggi si saprà se qualcuno abbia o meno avanzato una proposta di acquisto dei capannoni dell’ente fiera, finita all’asta una seconda volta con un prezzo base ribassato del 20% a 10,5 milioni, dopo una prima gara andata deserta lo scorso dicembre, quando invece si partiva da una base di 13,2 milioni.
La gara
Un esito che sarà reso noto soltanto oggi alle 14, termine ultimo fissato per la procedura di vendita dal commissario giudiziale, Tiziana Volta. Ieri, invece, a mezzogiorno, era stata fissata la scadenza per presentare offerte. Quel che è certo è che alcuna offerta è stata presentata dalla squadra di imprenditori di Terminal One, la cordata che schiera in campo personaggi del calibro di Aleotti, Brevini, Corghi e Fagioli, da sempre interessata all’acquisto dell’area. E che attualmente ha in gestione i padiglioni di viale Filangieri fino al prossimo 31 dicembre, in conseguenza dell’affitto del ramo d’azienda relativo alle manifestazioni fieristiche sulla base di un canone di locazione pari a 105mila euro annui.
Le ipotesi
Nel caso in cui non siano state presentate offerte, il commissario liquidatore potrebbe indire una nuova asta con un’ulteriore riduzione del prezzo base, che già attualmente risulta quasi dimezzato rispetto alla perizia che valutava inizialmente in 22 milioni il valore degli immobili.
Gli scenari
La legge consente al commissario giudiziario di indire fino a quattro aste consecutive, applicando di volta in volta un ribasso fino a un massimo del 25%. Nel caso in cui tutte le aste andassero deserte sarebbe compito del Tribunale fissare, ma non è scontato, una nuova gara con una base d’asta che potrebbe risultare inferiore fino al 50% rispetto ai 13,2 milioni fissati per la prima asta andata deserta. In quest’ultimo caso si tornerebbe ai valori da cui era già iniziata una trattativa, ovvero l’offerta di 6,6 milioni di euro ventilata in passato da una cordata italo-asiatica, a suo tempo non ritenuta congrua dal comitato creditori. Una cordata su cui, tuttavia, con il passare del tempo sono aumentati i dubbi rispetto alla consistenza e alle reali intenzioni di acquisizione dei padiglioni, dal momento che la proposta non si è mai tramutata in un’offerta irrevocabile d’acquisto. A meno di colpi di scena dell’ultima ora. —
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