«Spostare le bancarelle del mercato? Scelta nociva per noi e per i cittadini»
Scettici e arrabbiati gli ambulanti e i negozianti di via San Carlo, piazza Fontanesi, via del Guazzatoio e Broletto
Incertezza e rabbia. Sono questi i sentimenti che da qualche giorno investono gli animi dei commercianti e dei proprietari dei banchi di via San Carlo, piazza Fontanesi, via del Guazzatoio e Broletto, dopo aver appreso la notizia riguardo allo spostamento di parte del mercato cittadino del martedì e del venerdì mattina. Forti rumori, schiamazzi, mancato rispetto degli orari, degli stalli, delle norme di sicurezza e tanto, troppo inquinamento, sarebbero le cause delle lamentele dei residenti dell’area che hanno portato l’amministrazione comunale a ripensare la collocazione dei banchi.
Preoccupati, i negozianti si sono riuniti lunedì sera in un’assemblea per fare il punto della situazione e capire come e cosa cambiare per evitare il provvedimento. Di comune accordo hanno ritenuto che solamente attraverso un dialogo costruttivo con il Comune, in particolar modo con gli assessori Mirko Tutino e Natalia Maramotti – se non direttamente, attraverso le associazioni che li tutelano – si potrebbe risolvere la situazione. Incontro già fissato per martedì 29 gennaio.
«Sono tanti anni che io e mia moglie abbiamo un banco in via San Carlo – racconta Francesco Tozzi –. Comprendiamo esigenze e bisogni di chi abita in centro, ma non pensiamo che eliminare il mercato sia la soluzione più giusta tutti. Il martedì e il venerdì la città si anima, la gente si incontra ed esce non solo per comprare. Penso che la mancanza di momenti come questi possano essere dannosi anche per gli esercizi commerciali a fianco. Confidiamo quindi nell’amministrazione e speriamo in un punto d’incontro; affrontare tutto a muso duro porterebbe solo a ulteriori screzi. Non riesco a capire per quale motivo non si possano applicare le stesse norme che sono state applicate per il mercato di Scandiano».
Parole condivise anche da Amos Torelli del bar San Carlo, angolo piazza Fontanesi, che dice: «Questo provvedimento non va bene. Nuoce a tutti, dai cittadini che vengono in centro fino a noi commercianti. Ritengo sia del tutto sbagliato e che non accontenti nessuno. Si tratta di una manovra prettamente politica? Il Comune dovrebbe riflettere bene sulle cause che ciò potrebbe comportare, si tratterebbe infatti di un effetto domino».
La medesima perplessità ha colpito altri ambulanti come Aida Smania: «Sembra solo un gioco politico. Non siamo nemmeno stati contattati. Io come tanti altri che lavorano qui lo abbiamo scoperto attraverso le voci, i giornali e solamente in un secondo momento dalle associazioni che ci tutelano. La nostra rabbia, se così si può definire, non riguarda tanto un eventuale spostamento ma soprattutto come sono state e come verranno affrontate le cose. Stando uniti, sono sicura, che potremmo superare il cambiamento».
«Reggio Emilia non si smentisce mai – incalza Giuseppe Doto, del banco di frutta e verdura in via del Guazzatoio –. Siamo sempre gli ultimi a sapere le cose. Perché non hanno richiesto un incontro con noi per darci almeno la possibilità di trovare un accordo, prima di far scoppiare questa bomba? Sono concorde nel trovare provvedimenti per eliminare le infrazioni e far in modo che le regole vengano applicate. Spostarmi significherebbe perdere la clientela e tenere fermo il mio lavoro finché le persone delle altre zone del mercato non avranno imparato a conoscermi».
La diplomazia tra le bancarelle non manca come dimostra il pensiero di Andrea Cavazzoni, che da generazioni con il suo furgone vende i prodotti del nostro territorio: «Capiamo ogni esigenza e il rispetto deve essere alla base di tutti i rapporti. Piazza Fontanesi è da sempre la piazza del mercato, soprattutto di quello alimentare, un esempio per le altre città. Non trovo una valida motivazione perché debba cambiare radicalmente e non semplicemente migliorare».
Dello stesso parere è anche Piero Ricchitello: «Dividerci implica danni economici per tutti. Regolamentiamo e aumentiamo la qualità, non chiudiamo». —
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