Gazzetta di Reggio

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la riqualificazione di piazza gioberti 

Via Emilia. Il tratto romano è già stato sotterrato. Rip

Stefano Scansani
Via Emilia. Il tratto romano è già stato sotterrato. Rip

I conci bianchi vecchi più di due millenni sottoposti a una vasca di cemento La non scelta: preservare l’antico, sistemare il moderno, fare il contemporaneo?

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la situazione

Rip. Il ritorno al futuro del segmento della via Emilia romana scoperto all’imbocco di piazza Gioberti è già stato sepolto. Restituito alla terra. La riemersione della strada con i suoi conci bianchi, belli e perfetti, è durata pochi giorni. Ormai rimbalzeranno sul cemento gli appelli a lasciare a vista la strada vecchia di 2202 anni. I lavori della riqualificazione della piazza sono così puntualmente avanzati che il “buco” nel quale era stato intercettato il pavimentum antico è già stato tamponato, otturato, chiuso: il “buco” infatti ora contiene una grande scatola di cemento che dovrebbe essere al servizio del sistema idraulico per il funzionamento della vasca dentro la quale sarà immerso l’obelisco onorario ottocentesco. Obelisco eretto dai reggiani per solennizzare il matrimonio di Francesco V d’Este con Adelgonda di Baviera nel 1842.

Durante lo scavo intorno all’obelisco il ritrovamento del tratto di Via Emilia romana era prevedibile. Via l’erba, via la terra, ecco apparire pareti in laterizio di varie epoche e poi, ancora più sotto, il lastricato. Un reperto che la sovrintendenza ha ritenuto di lasciare com’è e dov’è per la sua difficile gestione, manutenzione e difesa. Sta di fatto che ormai la disciplina conservativa corrente preferisce restituire alla terra “situazioni” per le quali le soluzioni espositive e conservative sono complesse e le ricadute su gestione e viabilità altrettanto articolate. Dunque: semmai ai posteri l’arduo ri-scavo. Ma a queste determinazioni archeologiche e funzionali, va aggiunto un altro ragionamento che ha per soggetto la riqualificazione di piazza Gioberti. Con la riemersione del segmento di strada ultra-bimillenaria e una eventuale idea di promuoverla, tenerla a vista sarebbe andato a farsi benedire il progetto in cantiere. O l’obelisco con vasca come fulcro nuovo della piazza, oppure il reperto romano che è lì vicino, lì sotto, prepotente e attraente. Se amministrazione comunale o sovrintendenza archeologica avessero deciso di lasciare esposta permanentemente la strada antica la riqualificazione della piazza avrebbe dovuto subire una radicale e totale revisione. Due protagonisti in piazza Gioberti sarebbero stati troppi e in conflitto. Obelisco, vasca, lastricato, mura antiche, strada romana... Va comunque osservato che in tutta questa pila di elementi l’unico soggetto autentico, storico, che parla prepotentemente di Reggio e della sua fondazione è unicamente la strada.

Perché l’obelisco è moderno e concluderà la sua esperienza terrestre infilandosi in acqua. Perché la vasca ellittica è frutto della contemporaneità ed è quindi un’intrusione nell’assetto “estense” di questo spazio urbano. Se davvero l’intervento riqualificante punteggia un percorso dichiaratamente estense, che va dal palazzo ducale e alla reggia di Rivalta. Vien da chiedersi se i lavori abbiano confuso le finalità estensi (non dovevano essere più filologiche che creative?). In superficie ci sarà una vasca che non è d’Este, in profondità è apparsa ed è stata tumulata una strada che non è d’Este... Forse in un’eventuale copertura in plexiglass il pezzo di via Emilia avrebbe visto crescere muschi e muffe, com’è già capitato in via Emilia San Pietro. Forse da lì poteva partire l’elaborazione di nuovo progetto di radici. —

Stefano Scansani

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