C’è l’accordo su Landini Un reggiano a capo della Cgil
Raggiunta l’intesa con il suo sfidante Vincenzo Colla Si aspetta il voto dei 300 delegati dell’assemblea
I pronostici erano incerti, ma alla fine Maurizio Landini l’ha spuntata con il sostegno decisivo di Susanna Camusso, segretaria uscente. Sarà lui il numero uno. L’antagonista Vincenzo Colla occuperà la vicesegreteria insieme a Gianna Fracassi. Il sindacalista reggiano di orientamento movimentista, protagonista di una spettacolare scalata al vertice della Cgil, era il delfino designato dalla Camusso, ma doveva vedersela con la candidatura del riformista Vincenzo Colla, appoggiato dai pensionati dello Spi e da diverse categorie dei lavoratori attivi.
Spaccatura evitata
Sembrava che il congresso nazionale, riunito a Bari dal 22 al 25 gennaio, potesse concludersi con la votazione di due candidati contrapposti, dalla quale uno dei due sarebbe uscito vincitore con una maggioranza risicata. La spaccatura è stata evitata l'altra notte dopo una nutrita serie di incontri fra i sostenitori dell'uno e dell'altro. Si è giunti così all'accordo, che dovrà essere formalizzato tra oggi e domani e prevede, oltre alla definizione degli incarichi apicali, l'elezione di una segreteria con 10 sindacalisti: 7 d'area Camusso e 3 d'area Colla, oltre al vicesegretario Roberto Ghiselli e al segretario dei chimici Emilio Miceli. Ai filo-colliani il 40% del direttivo.
Le fasi
Per arrivare a questi risultati si dovrà passare attraverso le ordinarie fasi congressuali. Spettava agli 800 delegati eleggere l'assemblea nazionale, composta da circa 300 membri, i quali dovranno scegliere il segretario generale. Salvo imprevisti, l’intesa raggiunta farà sì che Landini abbia almeno il 90% dei voti e domani possa pronunciare il suo discorso di insediamento dopo i nove anni di leadership della Camusso.
La linea
È possibile che l’accordo finisca per correggere la linea seguita finora da Landini, considerata massimalista da quanti lo criticano dentro e fuori dalla Cgil. A lungo Landini si era scontrato anche con la Camusso, ma poi la convergenza sul no all’abolizione dell’articolo 18 e per il referendum costituzionale ha ricomposto il dissidio.
REGGIANO DOC
Maurizio Landini ha 57 anni. È nato, quarto di cinque figli, a Castelnovo Monti il 7 agosto 1961. Suo padre era un partigiano. Appassionato di calcio, da bambino tifava per il Milan e sognava di diventare un calciatore.
LA VOCAZIONE
Dopo avere frequentato per due anni l'istituto per geometri ha scelto di lavorare come apprendista saldatore in una cooperativa metalmeccanica di Reggio, la Ceti, che produce impianti di riscaldamento ed elettrici. Ha scoperto allora la sua vocazione di sindacalista tutto d'un pezzo. Lo ha sottolineato lui stesso: «Dovevamo lavorare all’aperto, faceva freddo d’inverno e c’era un disagio. Abbiamo chiesto alla cooperativa di affrontare questo problema. I dirigenti ci dissero che avevamo ragione, però dovevamo tenere conto che la cooperativa aveva dei problemi. Io ero giovane e d’istinto mi venne di dirgli: “Guarda, io in tasca ho la tessera del partito che hai anche tu. Però ho freddo lo stesso”. Lì ho capito una cosa: il sindacato deve rappresentare le condizioni di chi lavora e non deve guardare in faccia nessuno».
GLI ANNI IN FIOM
Ben presto da delegato sindacale della Ceti Landini passò in Fiom come funzionario. In seguito divenne segretario provinciale. Eletto segretario regionale del sindacato e segretario della sezione di Bologna, il 30 marzo 2005 entra a far parte della segreteria nazionale Fiom. Nominato responsabile dell'ufficio sindacale, segue in collaborazione con il segretario generale Gianni Rinaldini, anch'egli reggiano, le trattative che portano al rinnovo del contratto dei metalmeccanici del 2009. Il 1° giugno del 2010 Landini diventa segretario nazionale Fiom, l’anno successivo pubblica un libro-intervista in cui analizza il rapporto con Sergio Marchionne e la situazione della Fiat. Sempre nel 2011 interviene pubblicamente sul caso della Thyssen Krupp. Nel febbraio del 2014 la stampa indica il suo nome tra i candidati alla guida del Ministero del Lavoro. Nel 2015 crea una sorta di movimento chiamato “Coalizione sociale”: l'impressione è che si tratti dell'anticamera di una sua discesa in politica. Tuttavia lo stesso Landini smentisce questa intenzione. —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
